RACCONTI DA STOCCOLMA |
| di Anders Nilsson |
| Titolo originale:
När mörkret faller Sceneggiatura: Anders Nilsson, Joakim Hansson Fotografia: Per-Arne Svensson Montaggio: Darek Hodor Scenografia: Dave Marshall Interpreti: Oldoz Javidi, Reuben Sallmander, Lia Boysen Produzione: Sonet Film AB Distribuzione: Teodora Svezia/Germania 2007 colore 133’ |
Nei paesi del nord Europa all’inizio della stagione fredda, un periodo segnato dalla festività di Ognissanti per i cattolici e di Halloween per gli anglosassoni, è tradizione al calar delle tenebre accendere molte candele in casa per tenere lontani i demoni, che si dice si scatenino col buio minacciando di portare via i bambini. I demoni di cui parla il regista Anders Nilsson, tuttavia, in casa ci abitano già, nascosti sotto le sembianze di stimati professionisti e padri di famiglia.
Nella civile Stoccolma, che tuttavia potrebbe essere una qualsiasi capitale europea, si snodano tre storie parallele, ispirate a fatti reali e accomunate dal tema della violenza in famiglia e dai pregiudizi legati ad essa, ma anche dal coraggio delle vittime nel reagire alla paura e alla sopraffazione. Leyla è un’adolescente di origine araba che vive con la numerosa famiglia, apparentemente integrata, ma in realtà ancora schiava delle logiche tribali dell’onore. Il gruppo familiare si coalizza contro la sorella di Leyla, Nina, accusata di essere sessualmente troppo libera, fino ad attuare con l’inganno un atroce progetto di eliminazione a cui Leyla assiste impotente.
Carina è una giornalista di successo della tv svedese, sposata a un marito violento che, incurante dei bambini, la picchia ogni volta che si sente contrariato. Dopo l’ennesimo pestaggio Carina avrà la forza di denunciarlo, ricevendo lo sguardo di diffidenza dei colleghi, ma anche l’inaspettata solidarietà dalla suocera.
Aram gestisce insieme ai fratelli un prestigioso ristorante ed è segretamente innamorato del buttafuori Peter. Una sera Aram si trova ad essere testimone di una sparatoria in cui Peter rischia di essere ucciso e da quel momento deve subire le intimidazioni del gangster che ha compiuto l’attentato, perché ritiri la denuncia. Nessuno dei tre personaggi recederà dalla propria voglia di riscatto, preferendo sfidare la morte o la disapprovazione sociale pur di difendere la propria dignità. Carina troverà addirittura la forza di impegnarsi a difesa delle donne abusate, candidandosi alle elezioni del Parlamento Europeo.
L’intento didascalico, in effetti, affiora in alcuni momenti del racconto e nemmeno è evitato il pericolo, connaturato a questo tipo di costruzione narrativa a più voci, di qualche eccesso descrittivo e di una certa disparità nel livello delle storie. La più riuscita è senz’altro quella di Leyla, che possiede momenti di grande drammaticità e autentiche atmosfere thriller nella descrizione di una famiglia diabolica, votata all’affermazione dell’onore sopra ogni altro sentimento. Quella di Leyla è anche la storia che centra meglio il cuore del film, ovvero la scoperta del male che arriva inaspettato dalle persone più amate, una madre o un padre, e che sintetizza nel personaggio della protagonista diverse tematiche: l’essere una donna divisa fra due culture in un paese straniero, che vuole solo essere libera di vivere la propria vita, al di là di ogni pregiudizio.
Barbara Corsi