THE HUNTING PARTY

di Richard Shepard
Sceneggiatura: Richard Shepard dal romanzo di Scott K. Anderson
Fotografia: David Tattersall
Montaggio: Carole Kravetz-Aykanian
Musiche: Rolfe Kent
Interpreti: Richard Gere, Terrence Howard, Jesse Eisenberg, Diane Kruger, Joy Bryant
Produzione: QED International con Gran Via Productions, InterMedia
Distribuzione: Mikado
Usa/Croazia/Bosnia Erzegovina 2007 colore 103’

 

Grottesca e animata tragicommedia ispirata alla perdurante quanto virtuale ricerca dei criminali di guerra serbo-bosniaci Karadzic e Mladic, The hunting party, evento di mezzanotte a Venezia 2007, è una satira divertita e un po’ cialtrona dei reporter di guerra, giornalisti e cameraman avvezzi a bombardamenti e raid, a scariche di adrenalina e di proiettili. Due di questi sono Simon Hunt, celebre inviato in zone di guerra, temerario e sempre al centro dell’azione (un convincente Gere) e Duck, camera in spalla e ogni tanto qualche proiettile in corpo. È quest’ultimo (il bravo Terrence Howard, apprezzato in Crash e Four brothers) a riassumere ascesa e caduta del collega e amico nei minuti iniziali, tutti montaggio vorticoso e fermo immagine alla Trainspotting: il sodalizio finì nel massacro della Bosnia, dove Simon ebbe un crollo emotivo in diretta con successivo licenziamento.

Mentre il reporter si eclissa tra una guerra civile e l’altra, il cameraman fa carriera nella stessa emittente, riabituandosi agli agi di New York, finché il quinto anniversario della fine della guerra jugoslava lo riporta a Sarajevo, assieme all’azzimato conduttore di news e a un raccomandato e imbranato giornalista alle prime armi. Duck si imbatte di nuovo in Simon, molto alcool e pochi dollari, che lo convince, in nome dei vecchi tempi, a cercare il covo in cui si nasconde “la Volpe”, il più famigerato criminale di guerra rintanato nelle montagne vicine al Montenegro, tra guardie del corpo e la connivenza della popolazione locale, nell’indifferenza dell’Onu e dell’Occidente. La somma incuria delle Nazioni Unite viene efficacemente sottolineata in una delle sequenze più graffianti del film, e alla fine non solo prendiamo per buone le didascalie che ci informano che molto poco di quanto abbiamo visto è inventato, ma siamo portati addirittura a credere che gli ideatori e gli esecutori della pulizia etnica al di là dell’Adriatico siano rintracciabili sull’elenco telefonico, mentre Usa e Gran Bretagna, un tempo loro amici, hanno concesso loro l’immunità in cambio dell’uscita di scena, in barba al tribunale dell’Aja.

Nella caccia alla Volpe, Simon è motivato anche da vicende personali, come scopriremo a metà film nello snodo più hollywoodiano e stonato di un film altrimenti godibile, che denuncia con cinica leggerezza e riassume con caustica irriverenza gli eventi paradossali di una guerra rimossa, sulla scia di No man’s land.

Mario Mazzetti


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