NON E’ UN PAESE PER VECCHI |
| di Joel e Ethan Coen |
| Titolo originale: No
country for old men Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen dal romanzo omonimo di Cormac McCarthy Fotografia: Roger Deakins Montaggio: Roderick Jaynes Musiche: Carter Burwell Interpreti: Tommy Lee Jones, Javier Bardem, Josh Brolin, Woody Harrelson, Kelly MacDonald, Garret Dillahunt Produzione: Paramount Vantage, Miramax Films, Scott Rudin Productions, Mike Zoss Productions Distribuzione: Universal Usa 2007 colore 122’ |
Usciti a bocca asciutta dalla sessantesima edizione di Cannes, dove erano dati tra i favoriti, Joel e Ethan Coen sono comunque ospiti fissi (e graditi) del festival francese: una Palma d’oro nel ’91 con Barton Fink e un paio di altri premi non trascurabili per la regia (Fargo e L’uomo che non c’era) lo testimoniano, se ce ne fosse bisogno. I due artisti della macchina da presa sono addirittura idolatrati da molti appassionati di cinema, anche se questo Non è un paese per vecchi è forse uno dei loro film più controversi, su cui è stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Western crepuscolare e fin troppo violento sull’eterno tema americano della frontiera (idea geografica che per astrazione definisce anche la frontiera tra il bene e il male, anzi tra la violenza a fin di bene e il male puro e semplice), è tratto da un romanzo di Cormac McCarthy, scrittore che molti considerano leggendario e che per l’autorevole critico Harold Bloom è uno dei massimi narratori americani insieme a Thomas Pynchon, Don DeLillo e Philip Roth. Il film ne restituisce la tessitura con estrema fedeltà difendendo l’aristotelica unità di luogo, ovvero quella zona tra il Messico e il Texas bruciata dal sole e intrisa dal peccato che è ormai quasi un luogo dello spirito.
Da quei paesaggi tanto cinematografici parte l’avventura di un certo Llewelyn (Josh Brolin), un cacciatore sfigato che trova una valigetta zeppa di dollari accanto a una mezza dozzina di cadaveri sventrati col fucile a pompa. Sono chiaramente narcotrafficanti e chiaramente il loro piano è andato storto, è finito in un agguato. Tutti cercano la valigetta: alla ricerca del cospicuo malloppo c’è un killer psicopatico che uccide, spesso senza motivo, con una specie di bombola ad aria compressa (Javier Bardem, quasi irriconoscibile per la bruttezza e la fissità veramente impressionanti). È una specie di Terminator che non si ferma davanti a nulla: a un certo punto si toglie da solo un proiettile dalla coscia con il solito fare asettico, come se niente fosse. Intanto sul caso indaga il vecchio e saggio sceriffo Tommy Lee Jones, un “giusto” a cui tocca assistere alla totale decadenza morale di quell’America di frontiera che ha amato e difeso, come prima di lui avevano fatto suo padre e suo nonno. Anche lui è straordinario e questo film, del resto, fa venire in mente proprio il suo esordio alla regia, Le tre sepolture che era, come certo ricorderete, un bell’apologo morale sulla giustizia girato grosso modo negli stessi paraggi. Nel bel cast c’è anche Woody Harrelson, che si unisce alla caccia all’uomo su incarico di un magnate texano, ma poi bisogna dire che tutti i personaggi, anche quelli minori, sono dipinti con la consueta arguzia a cui i due fratelli americani ci hanno abituato.
Con qualche eco tarantiniana di troppo, Non è un paese per vecchi è un film nostalgico e piuttosto lento, che si muove tra motel isolati e paesaggi desertici verso un inesorabile e tutt’altro che imprevedibile destino. Il suo punto di forza, ovviamente, sono i dialoghi: folgoranti e caustici, in puro stile Coen con alcuni picchi “metafisici” come il pacato e agghiacciante confronto tra la moglie del fuggitivo Llewelyn (Kelly McDonald) e il killer maniaco che le propone di giocarsi la vita a testa o croce, quasi in chiave bergmaniana. Uno di quei personaggi femminili dei Coen che lasciano il segno.
Cristiana Paternò