LA GUERRA DI CHARLIE WILSON |
| di Mike Nichols |
| Titolo originale:
Charlie Wilson’s war Sceneggiatura: Aaron Sorkin dal romanzo di George Crile Fotografia: Steven Goldblatt Montaggio: John Bloom, Antonia Van Drimmelen Musiche: James Newton Howard Interpreti: Tom Hanks, Julia Roberts, Amy Adams, Philip Seymour Hoffman, Ned Beatty, Emily Blunt, Om Puri Produzione: Playtone con Relativity Media, Participant Productions Distribuzione: Universal Usa 2007 colore 97’ |
Scritto dal creatore di West Wing, Aaron Sorkin e ispirato a una storia vera, La guerra di Charlie Wilson offre un insolito e decisamente originale punto di vista sulla Guerra Fredda, in particolare sull’invasione russa dell’Afghanistan. Intelligente ed elegante, dai dialoghi brillanti e pieni di una sofisticata ambivalenza politica, il film è incentrato sulla figura di un deputato abbastanza anonimo del Congresso nel 1980, con il vizio dell’alcol e delle belle donne. Tutto sommato onesto e attento alla politica internazionale, dopo un viaggio in Pakistan, Charlie Wilson, per motivazioni umanitarie, decide di impegnarsi in prima persona per far aumentare il finanziamento delle attività segrete della Cia in Medio Oriente. È lui che, in meno di otto anni, riesce a far piovere circa un miliardo di dollari sull’Alleanza del Nord guidata dal Generale Massoud ed è sempre lui (ma il film non lo dice) a stabilire il legame tra l’Arabia Saudita di Bin Laden e i Mujahiddin che, in seguito, saranno sconfitti dai Talebani.
Tra un cocktail e una convention politica, Wilson, interpretato da un sempre convincente Tom Hanks, combatte la sua guerra privata per finanziare l’arrivo di armi tattiche alla resistenza afghana. Quest’uomo di buon senso, ma non certo una stratega, ha l’intuizione geniale che la vittoria contro gli invasori sovietici si possa ottenere solo grazie ad armi in grado di azzerare la superiorità aerea dell’esercito di Mosca. Ovviamente, Wilson vincerà la sua guerra privata contro il comunismo, ma le ripercussioni di quelle scelte, forse condivisibili all’epoca, si avvertono ancora oggi. In questo senso il gioco narrativo scelto dal regista Mike Nichols (Il laureato, Closer) è particolarmente interessante e intrigante.
Le azioni e le situazioni più drammatiche del film assumono una piega inevitabilmente comica agli occhi del pubblico di oggi: non per ingenuità o per superficialità, bensì perché risulta impossibile impedire al senno di poi di offrire una prospettiva ironica sulle scelte e sulle parole dei protagonisti. Tutti i personaggi del film, tra cui vanno segnalati un irresistibile Philip Seymour Hoffman nei panni di un disincantato agente della CIA e un’ottima Julia Roberts in quelli di un’elegante ricca texana dalla vocazione cristiana e dalle abitudini eccentriche, si confrontano necessariamente con quello che lo spettatore sa che accadrà. Pur non essendo mai citato, tutto quello che è successo dall’11 settembre in poi rappresenta “il convitato di pietra” con il quale i protagonisti e le loro buone intenzioni devono necessariamente fare i conti. Soprattutto quando Wilson chiede gli stanziamenti per ricostruire l’Afghanistan dopo la ritirata sovietica, la miopia politica del governo ha qualcosa di strabiliante e al tempo stesso sconvolgente.
Anche se quella di Wilson non è stata una guerra santa, ma un impegno privato in un affare che ha cambiato la storia del mondo, il valore politico e perfino esemplare di questo film non cambia. Parafrasando Shakesperare, le scelte che gli uomini compiono “sopravvivono dopo di essi”, e in questo senso La guerra di Charlie Wilson sembra un interessantissimo e fortemente esplicativo prequel della situazione attuale, in cui il Cinema, in maniera tutt’altro che passiva, diventa strumento di riflessione ma anche di analisi di una storia altrimenti dimenticata.
Marco Spagnoli