CHARLIE BARTLETT |
| di Jon Poll |
| Sceneggiatura:
Gustin Nash Fotografia: Paul Sarossy Montaggio: Alan Baumgarten Musiche: Christophe Beck Interpreti: Anton Yelchin, Robert Downey jr., Hope Davis, Kat Dennings, Tyler Hilton Produzione: Everyman Pictures, Texon Entertainment, Permut Presentations Distribuzione: Dnc Usa 2007 colore 98’ |
La Prozac-generation tra scuola, ansia da prestazione e incomprensioni con genitori assenti; bulli che filmano i pestaggi, telecamere a circuito chiuso tra i banchi: è un quadro sconfortante della società americana quello offerto dalla commedia intergenerazionale Charlie Bartlett, tipico prodotto indipendente Usa presentato fuori concorso a Torino.
Il protagonista che dà il titolo al film è un po’ nerd un po’ fighetto, appena cacciato dall’ennesima scuola privata per essersi messo a fabbricare patenti false: il suo problema è essere accettato dai compagni, conquistare con tutti i mezzi, leciti e non, la loro fiducia, la loro amicizia, una popolarità rassicurante. Per lo più gli va male, ma è così ricco che la madre (interpretata da un volto piuttosto noto del cinema “off”, Hope Davis), svanita a ansiosa, di fronte all’ennesimo pestaggio convoca a domicilio lo psichiatra: non lo psicanalista, questo prescrive Ritalin come se piovesse, subito convinto che si tratti della sindrome da deficit cognitivo anziché individuare la più probabile carenza della figura paterna (il motivo di tale “assenza” lo scopriremo a metà film).
Non che intorno a lui le cose vadano meglio, e quando Charlie se ne rende conto la sua vita cambierà: dapprima inizia a smerciare le pillole prescrittegli dallo strizzacervelli di famiglia e da altri “luminari” per lenire angosce, depressioni, insicurezze dei suoi coetanei; diventato un punto di riferimento, abbandona la scorciatoia della rimozione e della dipendenza da farmaci, privilegiata dagli adulti, per dare ai compagni un conforto morale. Apre un “ufficio” nei bagni della scuola dove farà come Snoopy con gli altri Peanuts, lo “psic” che aiuta il prossimo a superare crisi e dilemmi conseguenti al ruolo assegnato dalla famiglia e dalla scuola. Ma il ruolo di leader comporta sospetti e diffidenze nelle istituzioni, nella fattispecie il retrogrado ispettore scolastico e il preside, genitore frustrato la cui figlia naturalmente è diventata la ragazza di Charlie.
Jon Poll affronta in chiave ironica il disagio giovanile, l’indifferenza e l’incapacità dei genitori, facendo del suo “eroe” il catalizzatore di un malessere diffuso, sdrammatizzando ed edulcorando qua e là (certe scuole nostrane sembrano ben peggiori di quella descritta dal film) ma restituendo l’evidenza dell’assenza di punti di riferimento propria di molti “giovani d’oggi” (come di recente l’horror Disturbia). In questo senso si intensifica, nel corso della narrazione, il rapporto conflittuale tra il preside (un efficace Robert Downey jr., tristemente a suo agio nel ruolo dell’alcolizzato) e Charlie, attratto da una figura paterna non proprio esemplare con cui fare i conti. Come da copione per il cinema indipendente Usa con ambizioni commerciali, la sceneggiatura sfrutta ogni possibile appiglio drammatico inasprendo conflitti e accentuando il lato grottesco, ben attento a non perdere di vista il lieto fine. Da archiviare sotto la voce: “commedia di formazione”.
Mario Mazzetti