IL CACCIATORE DI AQUILONI

di Marc Foster
Titolo originale: The kite runner
Sceneggiatura: David Benioff dal romanzo omonimo di Khaled Hosseini
Fotografia: Roberto Schaefer
Montaggio: Matt Chesse
Musiche: Alberto Iglesias
Interpreti: Khalid Abdalla, Atossa Leoni, Shaun Toub, Zekeria Ebrahimi, Ahmad Khan Mahmidzada, Homayoun Ershadi
Produzione: Sidney Kimmel Entertainment, Parkes/MacDonald Production, Participant Productions
Distribuzione: Filmauro
Usa 2007 colore 122’

 

Tratto dal celeberrimo romanzo di Khaled Hosseini, il film diretto da Marco Foster (Monster’s ball,  Neverland) è estremamente fedele al libro che l’ha ispirato, sia dal punto di vista della narrazione che sotto il profilo di una grande dignità emotiva ed espressiva. Merito senza dubbio del regista, ma anche dello scrittore e sceneggiatore David Benioff che del libro originale, il primo grande racconto epico afghano della modernità, ha saputo cogliere non solo il cuore, ma anche le sfumature più intimiste e commoventi.

Visivamente travolgente ed interpretato alla perfezione dal gruppo di attori semisconosciuti, Il cacciatore di aquiloni è una grande storia di amicizia e lealtà sullo sfondo dell’Afghanistan degli ultimi quaranta anni. Tutto inizia in casa di un ricco e nobile proprietario di Kabul, rimasto vedovo con un figlio. Ad occuparsi della casa c’è un servitore che appartiene all’etnia Hazara, anch’egli padre di un bambino. I due piccoli crescono insieme, con il secondo che, pur provando un forte sentimento di amicizia per il figlio del padrone, ha sempre un atteggiamento subalterno nei suoi confronti. Un’infanzia più o meno spensierata, interrotta di colpo quando un giorno, dopo aver vinto “la battaglia degli aquiloni”,  una violenza orribile viene perpetrata ai danni del piccolo Hazara, reo di appartenere ad una “razza inferiore” e di aver preso le difese del suo “padroncino”. L’amico, dal canto suo, non solo non lo difende ma, nei giorni successivi, irritato dalla bontà dell’altro, lo accusa ingiustamente di averlo derubato. La vergogna separa i due bambini, ma è soprattutto la Storia ad impedire un loro ulteriore incontro: l’invasione russa prima e i talebani dopo obbligano il ricco possidente alla fuga e ad emigrare in California dove tenterà di ricostruirsi una vita gestendo una pompa di benzina. Molti anni dopo, la telefonata di un vecchio amico dei tempi di Kabul offrirà al ragazzo, diventato ormai uomo, la possibilità di cancellare il passato e “tornare ad essere buoni”. Un altro bambino, il figlio dell’amico di un tempo, ha infatti bisogno di aiuto. E non è tutto: il salvataggio del piccolo farà emergere un segreto rimasto nascosto nel cuore del tempo passato.

Elegante e intenso, ma soprattutto secco ed essenziale nei momenti più drammatici, Il cacciatore di aquiloni oltre a risultare uno splendido adattamento di un romanzo importante è anche un film di buoni sentimenti e grandi ambizioni. Non solo una storia di redenzione, ma anche una pellicola impregnata di un forte afflato filosofico e religioso e un atto d’accusa nei confronti dell’ignoranza vergognosa dei fondamentalisti islamici e dei talebani, rappresentati in tutta la loro crudele tracotanza medievale. “Di che cosa sapeva questa strada un tempo?”. “Di Kebab” risponde l’uomo all’autista che, di nascosto, lo ha condotto a Kabul per salvare il figlio dell’amico. Parole semplici, che però bruciano violentemente dinanzi al desolato squallore in cui versa quella che, una volta, era la capitale ricca di storia di una grande nazione. Emozionante epica della reazione di un uomo ordinario dinanzi al destino, è anche un appello contro gli atroci crimini nei confronti di un’infanzia indifesa e innocente. Un film da non perdere.

Marco Spagnoli


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