THE ASSASSINATION OF JESSE JAMES |
| di Andrew Dominik |
| Titolo originale:
The assassination of Jesse James by the coward Robert Ford Sceneggiatura: Andrew Dominik dal romanzo di Ron Hansen Fotografia: Roger Deakins Montaggio: Curtis Clayton, Dylan Tickenor Musiche: Nick Cave e Warren Ellis Interpreti: Brad Pitt, Casey Affleck, Sam Sheperd, Mary Louise Parker Produzione: Warner Bros con Virtual Studios Distribuzione: Warner Bros Usa 2007 colore 155’ |
Durante gli ultimi giorni di vita, il famoso fuorilegge Jesse James si ritrova solo e braccato. Robert Ford è un giovane megalomane e parassita, affascinato dalla personalità di Jesse, con la pulsione istintiva di ritagliarsi un ruolo che lo renda indimenticato.
The assassination of Jesse James non è soltanto un Western crepuscolare e malinconico, velato di romanticismo, sulla cancellazione del mito e sull’etica risolutrice del tradimento; è anche una cronaca di amarezze e rimpianti sul tempo che scorre in un mondo senza ambizioni e desideri. Vicino per atmosfere e laceranti sensi di colpa alle tragedie elisabettiane, il film è una ballata classica e dolente che aspira alla solennità dei legami di sangue di Sam Peckinpah. Nella rilettura filologica della leggenda dell’eroe stanco e demotivato, il regista inizia il suo racconto dalle tensioni di gruppo, dagli sguardi d’intesa dei componenti della banda che diventano sempre più sfuggenti ed ambigui, con la costruzione di atmosfere sospese governate da rapporti di forza, per poi scegliere la rivisitazione del genere, trasformando l’apologo in un percorso psicologico che diventa dramma e lutto familiare, paura della fine, mitigata dalla consolazione del ricordo ma assecondata dalla brama di vendetta e di prestigio sociale. L’autore smonta, pezzo per pezzo, la creazione della leggenda, mostrando i pistoleri inchiodati dalle insidie degli inganni reciproci, con variazioni cromatiche dal giallo al seppia, l’uso intelligente del fuori fuoco che dilata solitudini ed incertezze, e scansioni narrative che avrebbero messo d’accordo il John Ford di Liberty Valance e il Walter Hill de I cavalieri delle lunghe ombre.
In concorso a Venezia, è un racconto maestoso e imperfetto dallo stile sperimentale e mutante, coraggioso e vitale, scandito da ritmi contemplativi e inquadrature che esaltano la bellezza della natura. L’attenzione per i lati oscuri dell’animo è la stessa dell’opera prima, la biografia di un serial killer Chopper. Un Western moderno sull’equilibrio nei rapporti virili, l’interscambio tra vittime e carnefici narrati senza la sacralità delle esecuzioni, in cui il coraggio e la spavalderia celano paranoie e timori, ossessioni e bugie; a vincere sono il cinismo doppiogiochista, la sottile disperazione e la consapevolezza tardiva di restare una pedina insignificante. Il film è pervaso dalla libertà creativa delle pellicole degli anni Settanta, con una ricerca tra le contraddizioni americane e la vocazione feroce della stampa nel rovesciare verità e notizie. Rilettura fedele del romanzo di Ron Hansen, si interroga su cosa resta del Western attraverso una ricerca artistica del dettaglio, nella coscienza di un mondo spettrale e spietato che si avvia verso la dissolvenza finale.
Domenico Barone