Intervista – Fulvio Wetzl
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| di Barbara Corsi |
| “Mineurs” come minori e come minatori: è la storia vera dei viaggi della speranza dall’Italia al Belgio negli anni ’50, ripercorsa con i finanziamenti degli enti locali |
Dell’emigrazione italiana in Belgio negli anni ‘50 si conoscono le tragedie, come l’episodio di Marcinelle, ma poco si sa della sofferenza quotidiana vissuta da migliaia di persone che lasciarono una vita di stenti nelle campagne del Sud per un lavoro pericoloso e durissimo nelle zone minerarie del Belgio. Mineurs di Fulvio Wetzl intende colmare questa lacuna raccontando proprio le condizioni di vita delle famiglie degli emigranti, a partire dal fatale accordo di scambio firmato nel 1946 da Italia e Belgio, che favorì pesantemente l'emigrazione: per ogni 50.000 minatori inviati in Belgio, sarebbero state fornite all'Italia 2.500 tonnellate di carbone. La storia, scritta da Wetzl e Valeria Vaiano, segue le vicende di alcuni bambini che dalla Lucania partono per andare a ricongiungersi con il padre emigrato nel distretto minerario del Limburg. Il loro sarà un viaggio di iniziazione e di integrazione. Franco Nero, Valeria Vaiano, Antonino Iuorio e Cosimo Fusco rivestono i ruoli principali, accanto ai piccoli protagonisti e a molti attori non professionisti.
Il titolo Mineurs ha molte risonanze. Ce le vuoi spiegare?
Sono rimasto affascinato dalla coincidenza di significato della parola francese – minatori e minori – che si adatta perfettamente a una storia di minatori vista attraverso gli occhi dei bambini. Lo sguardo infantile è il punto vista privilegiato del mio cinema, perché ha la capacità di ribaltare il disagio in divertimento, di affrontare le situazioni più drammatiche in modo ludico. Volevo raccontare questa storia con una certa leggerezza e anche ricostruire la memoria di chi oggi ha la mia età, cinquant’anni. Per questo ho fatto riferimenti precisi ai giochi e ai riti di iniziazione dei ragazzi di allora, come ad esempio la discesa con le “carrozze”, antichi skateboard fatti di legno, rumorosi e pericolosissimi.
Come è nato il tuo rapporto con la regione Basilicata, che ha partecipato attivamente alla realizzazione del film?
Io e Valeria Vaiano lavoriamo da anni nelle scuole della Basilicata con una formula chiamata Ciak, si insegna, che prevede il coinvolgimento totale degli allievi, del corpo insegnante e dei genitori nella realizzazione di un film. Conoscendo i luoghi e le persone, ci siamo resi conto di quanto la problematica dell’immigrazione sia ancora viva, e abbiamo cominciato a interessarci all’argomento. Prima di scrivere la sceneggiatura abbiamo fatto molte ricerche, parlando con ex minatori e attingendo alle testimonianze raccolte nel libro-inchiesta Per un sacco di carbone della giornalista Maria Laura Francioso, pubblicato dalle Acli del Belgio.
Mineurs è anche una storia di integrazione. Quali sono le tappe di questo percorso?
La prima parte del film, dominata dai bambini, è girata in Basilicata; la seconda, in cui gli adulti sono più presenti, in Belgio. Abbiamo scelto la parte fiamminga del Belgio, perché la lingua lì è particolarmente ostica, e a me interessa molto il tema della difficoltà di comunicazione verbale, affrontato anche nel mio film precedente Prima la musica, poi le parole. L’integrazione dei minatori ha inizio solo con l’arrivo delle famiglie. Le donne, che sono state fondamentali nel processo di emancipazione degli immigrati, danno vita a una battaglia per avere la casa in muratura che era stata loro promessa, e alla fine la ottengono. I ragazzi, ancor prima di imparare la lingua, riescono a comunicare con i loro coetanei belgi attraverso il gioco dello scivolamento sulle colline di terril, molto simile alla discesa delle carrozze. Quando alla fine vanno a vedere Déjà s’envole la fleur maigre di Paul Mejer, che è stato uno dei miei riferimenti culturali per il film, scoprono che il cinema può interessarsi anche alla loro vita.
Come sei riuscito ad ottenere la collaborazione del cantante Salvatore Adamo?
Lo abbiamo contattato per avere i diritti di alcune sue canzoni, e non appena è venuto a conoscenza della storia si è talmente emozionato che ci ha voluto regalare due canzoni, di cui una inedita, Terra mia. Lui, figlio di un emigrante di Comiso divenuto minatore in Belgio, ha vissuto in prima persona le vicende raccontate nel film.
Il film è quasi interamente finanziato da enti locali italiani e belgi. Secondo te questa può rappresentare un’alternativa per il cinema italiano?
Al film hanno contribuito 17 interlocutori istituzionali, coinvolti grazie a un paziente e faticoso lavoro diplomatico, necessario per spiegare le peculiarità di un progetto cinematografico a chi abitualmente non tratta queste questioni. Penso che sporcarsi le mani con la produzione, entrare negli uffici e confrontarsi con burocrati e politici può essere un’alternativa possibile per fare cinema oggi. Non si può sempre aspettare l’approvazione e l'investimento di un produttore, si devono cercare altre soluzioni a basso costo: girare in digitale, ridurre drasticamente la troupe, attingere alle risorse del luogo. Io ho girato questo film con una troupe di tredici persone e l’aiuto dei volontari. Se si raccontano storie che scaturiscono dai luoghi, si riesce ad avere la partecipazione attiva delle persone del posto. La Basilicata è stata usata prevalentemente come “terra santa” da Pasolini a Mel Gibson; in Mineurs non si traveste da qualcos’altro, ma racconta la sua vera storia.