NOTTURNO BUS |
| di Davide Marengo |
| Sceneggiatura:
Giampiero Rigosi, Fabio Bonifacci dal romanzo di Giampiero Rigosi: Arnaldo
Catinari Montaggio: Patrizio Marone Musiche: Gabriele Coen e Mario Rivera Interpreti: Valerio Mastandrea, Giovanna Mezzogiorno, Ennio Fantastichini, Francesco Pannofino, Ivan Franek, Antonio Catania, Iaia Forte, Roberto Citran, Rutger Hauer Produzione: Emme, Rai Cinema Distribuzione: 01 Italia 2007 colore 104’ |
Nel cinema italiano non è abituale esordire con un film di genere, o meglio nel caso specifico di generi, perché Notturno bus, primo lungometraggio di fiction di Davide Marengo, già apprezzato regista di videoclip e del documentario musicale Craj, mescola noir e commedia. Per una volta, insomma, un esordio non autoriale, ma semplicemente professionale, svolto con competenza, inventiva, senso del ritmo, giusta dose di tensione, cura dei particolari, imprevedibilità nell’uso del cast. Sotto quest’ultimo aspetto colpiscono le prestazioni di Giovanna Mezzogiorno, per una volta impegnata sul versante brillante, alle prese con un personaggio dalle connotazioni sexy, e di Roberto Citran che, svestendo i consueti panni del candido ingenuo, impersona un’anima nera, un gelido killer con una patologica tendenza alla crudeltà. Sono particolari che testimoniano di un film pensato; raffinato nella confezione, anche grazie alla fotografia, come sempre inventiva, di Arnaldo Catinari; rapido nei movimenti di macchina e imprevedibile nei tagli delle inquadrature, con il risultato che il linguaggio è funzionale al tipo di storia narrata.
La vicenda trae spunto dal romanzo omonimo di Giampiero Rigosi e racconta il fortuito incontro fra due personaggi diametralmente agli antipodi. Lui, Franz (interpretato da un Valerio Mastandrea perfettamente in parte), è un solitario e malinconico autista di autobus, chiuso in una vita sonnacchiosa, spesa fra bar e bische clandestine. Fanatico del poker, ma incapace di bluffare, Franz continua a perdere al tavolo da gioco ed è pieno di debiti. Lei, Leila (la già citata Giovanna Mezzogiorno), è invece una falsaria bella e intrigante, molto bugiarda, che una sera si ritrova a rimorchiare un brutto tipo e, senza rendersene conto, lo deruba di un microchip agognato da due diverse squadre di agenti speciali dei servizi segreti, deviati e non. Braccata da più parti, Leila si dà alla fuga e, senza un soldo, senza le chiavi di casa e senza scarpe, finisce sul bus guidato da Franz. Inevitabile che anche l’autista, scambiato per il complice di un pericoloso progetto criminale, finisca coinvolto nell’avventura, durante la quale, superate le prime reciproche diffidenze, fra Leila e Franz nasce dapprima una solidale simpatia, poi un sincero e contrastato amore.
Quasi interamente girato in una Roma notturna e preferibilmente periferica, con l’aeroporto di Fiumicino a funzionare da centro gravitazionale privilegiato, Notturno bus è un film giocato su un’infinità di contrasti: cromatici, esistenziali, nominativi, di genere. Con una storia apparentemente truce e tremenda, nel corso delle quale si accumulano molti cadaveri, il primo dei quali arriva ancor prima dei titoli di testa, ma il tutto raccontato in un’atmosfera leggera ed ironica, inusuale nella tradizione italiana, il cui modello rimanda piuttosto ai fratelli Coen. E sempre a proposito di contrasti, pensiamo al personaggio di Titti, che, a dispetto del nome da canarino, è un energumeno capace di rovesciare un’auto con un dito.
Anche la sceneggiatura è ben congegnata e piena di sorprese, con un finale imprevedibile, da un lato felice e vitalistico, dall’altro amaro e irriverente.
Franco Montini