NON PRENDERE IMPEGNI STASERA

di Gianluca Maria Tavarelli
Sceneggiatura: Gianluca Maria Tavarelli
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Alessandro Heffler
Musiche: Luigi Seviroli
Interpreti: Michela Cescon, Paola Cortellesi, Donatella Finocchiaro, Alessandro Gassman, Michaela Ramazzotti, Andrea Renzi, Giorgio Tirabassi, Luca Zingaretti
Produzione: Taodue Film
Italia 2006 colore 96’

 

Gianluca Maria Tavarelli, apprezzato autore di Un amore e Qui non è il paradiso, tra tanta fiction televisiva di successo (tra cui Borsellino e il recente Maria Montessori) ha trovato la possibilità di tornare al grande schermo con una storia corale, presentata a Venezia Orizzonti 2006 e approdata in punta di piedi in sala nell’estate 2007, incentrata su un gruppo di 40enni della borghesia romana. Un approccio già tentato da tanti autori del recente cinema italiano, denso di insidie minimaliste ma che qui trova un punto di vista tutt’altro che banale sulla solitudine, le nevrosi e anche la sofferenza di un gruppo di individui “nel mezzo del cammin” di loro vita. La cornice è quella da commedia, che anche nei momenti più spensierati non calca la mano (la maga che “toglie il malocchio” al claustrofobico, ansiogeno Andrea Renzi) ma aggiunge spezie al racconto (Battiston che descrive la strana relazione con una prostituta cinese).

L’atmosfera di fondo tuttavia non è per niente serena e il personaggio centrale, Giorgio Tirabassi, non a caso scopre di avere un tumore. La Cortellesi (che Tavarelli ha voluto nel recente “Maria Montessori”) è la sua consolazione fugace. Un ottimo Alessandro Gassman umilia la ragazza Francesca Inaudi, vive nel ricordo (e nella persecuzione) dell’ex-grande amore, insulta una strepitosa Michela Cescon vegetariana psicologa, che fa terapia di gruppo per maschi frustrati. Luca Zingaretti, con amante “verace” commessa di un negozio di scarpe (Michaela Ramazzotti), lascerà la moglie (Antonella Attili) e sarà protagonista di una delle tragedie più assurde del recente cinema italiano e non. Tra le coppia Valerio Binasco e Donatella Finocchiaro – che a noi sembra l’erede di Florinda Bolkan – si riannodano i fili di un antico legame, per poi sciogliersi come neve al sole.

Ogni personaggio – analizzato nell’arco dei tre mesi autunnali – ha un vissuto, un bagaglio di matrimoni falliti, frustrazioni, rancori, aspettative deluse, ma la sceneggiatura accorta lo fa solo intuire, presentandoli in un momento di transizione e fragilità (Zingaretti spiega alla moglie perché se ne va: non per amore ma perché ha quasi 50 anni, è presbite, sordo da un orecchio, ha vissuto più di metà della vita…). E poi c’è un mistero che terrà desta l’attenzione: a inizio film un uomo si getta nel Tevere. Solo alla fine scopriremo la sua identità – e potrebbe essere chiunque… Se il film procede senza perdere tono e ritmo, un plauso particolare va al cast affiatato ed efficace. E non manca, a suo modo, il lieto fine.

Mario Mazzetti


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