IL CONCILIO DI PIETRA

di Guillaume Nicloux
Titolo originale: “Le concil de pierre”
Sceneggiatura: Guillaume Nicloux, Stéphane Cabel
Fotografia: Peter Suschitzky
Scenografia: Olivier Radot
Montaggio: Guy Lecorne
Musiche: Eric Demarsan
Interpreti: Monica Bellucci, Catherine Deneuve, Moritz Bleibtreu, Sami Bouajila, Elsa Zyberstein, Nicolas Thau, Lorenzo Balducci
Produzione: UGC YM, Integral Film, Rai Cinema, TF1 Films Production
Distribuzione: 01
Francia/Germania/Italia 2006 colore 100’

 

Coproduzione italiana sorprendentemente dichiarata di interesse culturale, e dunque d’essai, Il concilio di pietra è stato presentato tra le Première della Festa di Roma, con un’accoglienza piuttosto fredda. Il film è un thriller psicologico soprannaturale tratto dal romanzo di Jean-Christophe Grangé, più sul versante I fiumi di porpora (non a caso, come pure L’impero dei lupi, tratto da un best-seller dello stesso scrittore) che Rosemary’s baby, rischioso già nella scelta della protagonista, Monica Bellucci.

La diva internazionale, va premesso, offre un’interpretazione tutt’altro che disprezzabile recitando in francese e soprattutto presente dall’inizio alla fine nel ruolo di una madre disperata, che da Parigi arriverà sino in Mongolia per salvare il figlio adottivo dalle mire di una scatenata setta, che lo identifica nel “guaritore” dotato di doti magiche; o forse nel ruolo di una donna in preda a stati allucinatori, che arriva a credere l’incredibile e ad inventarsi una realtà parallela…

La costruzione psicologica del personaggio di Laura, donna sola con bambino, fragile e riservata, è molto accurata, così come scenografie e musiche contribuiscono a suscitare uno stato di ansietà che esplode nei momenti clou della storia: la comparsa di una strana voglia sul petto del bambino, la sua sparizione alla vigilia del settimo compleanno, la scoperta del clima di intrighi intorno alla donna.

Accanto alla Bellucci troviamo un cast composito: la Deneuve più glaciale che mai nel ruolo dell’amica Sybille, un po’ strega, che vive in una villa ai margini della foresta – altro elemento da favola gotica, molto ben sfruttato; Moritz Bleibtreu, Elsa Zyberstein e l’italiano emergente Lorenzo Balducci. Tensioni e misteri esploderanno nel finale tra le nevi della Mongolia, con un trattamento impietoso per l’icona del cinema francese, che cadendo in un fosso profondo produrrà un gran rumore…

Come film d’essai lascia a desiderare, eppure il thriller coinvolge e non bara con lo spettatore, a patto di arrendersi senza condizioni alla trama e di calarsi nell’atmosfera da incubo della povera mamma – altro che chioccia: chiude la porta e lascia il figlio al buio nel dargli la buonanotte!

Mario Mazzetti


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