RED ROAD |
| di Andrea Arnold |
| Sceneggiatura: Lone
Sherfig, Anders Thomas Jensen Fotografia: Robbie Ryan Montaggio: Nicolas Chaudeurge Scenografia: Helen Flint Musiche: Oscar Cardozo Ocampo Interpreti: Kate Dickie, Tony Curran, Martin Compstone, Natalie Press Produzione: Sigma Films, Zentropa Productions Distribuzione: Fandango Gran Bretagna 113’ colore 2006 |
Red road è un racconto notturno sulla silenziosa convivenza e coesistenza con dolori e traumi laceranti, che condizionano ed annullano un’identità celata dall’osservazione meccanica e quotidiana di azioni e comportamenti. Premio della giuria a Cannes 2006, è un thriller ipnotico e psicologico sull’esercizio isterico, confortante e deviante della visione, sulla paura della vita occultata dall’istinto primordiale della vendetta, in cui anime perdute, allo sbando e senza direzione, si scontrano cercando di sopravvivere ai rischi delle zone criminali di periferia.
Una giovane guardia di sorveglianza, con telecamere nascoste, riconosce un uomo che qualche anno prima aveva travolto in un incidente marito e figlia, uccidendoli; ossessionata dall’odio e dal rancore, comincia a pedinarlo per eseguire una personale rivalsa.
Andrea Arnold, nel suo convincente esordio, riesce a coniugare inquietudini ed ossessioni della sopravvivenza post traumatica, rammentandosi della prosa sofferta di Russell Banks con un ritratto di donna in eterno tormento, incapace di distinguere tra verità, convincimento, paranoia e follia. Con un occhio al cinema complesso, labirintico e suggestivo di Atom Egoyan, con i suoi viaggi intimi dentro la disgregazione progressiva dell’esistenza, la regista proietta inquietudini urbane nella stanza dei monitor, dilatando percezioni e apparenze con richiami alle allucinazioni di Hitchcock e De Palma, trasformando così il percorso dentro quartieri degradati in uno specchio interiore su percezioni perverse, condizionate dal delitto e dalla sofferenza.
Red road è un giallo costruito sul valore dell’ambiguità attraverso un’ottica femminile, che fotografa in giallo e in rosso il senso di spaesamento nel vuoto esistenziale della tristezza, l’impossibilità pratica di tessere rapporti senza essere prigionieri e vittime dell’inganno delle immagini, in cui l’indagine metodica e fredda sulla vita altrui resta l’unico appiglio della coscienza. La Arnold racconta in chiave analitica la personalità di una donna che ha perduto tutto ma falsifica indizi e certezze, proiettandola tra i detriti di una città anonima con i muri colorati da graffiti. La forza dell’apologo è nella capacità di unire piccoli frammenti quotidiani senza importanza, che modellano l’insofferenza e la perdita di sé, il timore della scoperta che si trasforma in panico, per un cinema di acute elisioni, razionale e logico.
Red road sovrappone didascalicamente personaggi alla deriva e decadimento architettonico, con un tono da psicodramma ipnotico sull’identità perduta, che scava a fondo dentro il dolore e la solitudine penetrando nelle mille sfumature dei significati della punizione e del perdono.
Domenico Barone