Intervista - Cover story – Ferzan Ozpetek |
| di Barbara Corsi |
| Il riferimento all’astrologia del titolo “Saturno contro” indica il periodo di trasformazioni e maturazione di un gruppo di amici intorno ai 40. Favino guida un cast ricchissimo: Accorsi, Argentero, Buy, Fantastichini, Ferrari, Vukotic, Yilmaz. E “l’esordiente” Ambra Angiolini. |
Il tema della separazione è al centro del nuovo film di Ferzan Ozpetek, il celebrato autore de Hamam – Il bagno turco, Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Cuore sacro. Il gruppo di amici protagonista di Saturno contro si dibatte infatti fra i naturali cambiamenti esistenziali e sentimentali di un’età di passaggio come i quarant’anni, e il fortissimo legame di amicizia che li tiene insieme. Le difficoltà della vita e il confronto con le proprie emozioni e paure, tipico di una congiunzione astrologica sotto l’influsso di Saturno, li aiuteranno a maturare e ad evolversi. A dare vita a questo travagliato ma vitalissimo gruppo di amici un cast ricchissimo, che comprende Stefano Accorsi, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Serra Yilmaz, Ennio Fantastichini, Isabella Ferrari, Milena Vukotic, Luca Argentero e un volto nuovo per il cinema, Ambra Angiolini.
Come definiresti il film e come ti è venuta l'idea di una storia corale?
Saturno contro è una storia d’amicizia e d’amore, dolce e amara come la vita, che affronta problematiche proprie di un’età che va dai trenta ai quarant’anni. Ho scritto il film, come sempre, con Gianni Romoli. Quando stavamo per iniziare la sceneggiatura, Gianni mi ha detto: “perché non parliamo di noi, non raccontiamo la nostra vita, il nostro modo di vedere le cose?”. Abbiamo rievocato gli avvenimenti che ci sono accaduti negli ultimi anni, e la storia è diventata uno sguardo sulla vita di due quarantenni, in parte autobiografico. Di mio, per esempio, c’è la difficoltà a staccarmi dalle persone che incontro e a cui voglio bene. Ho bisogno di avere sempre intorno un gruppone di amici.
Che differenza c’è fra questa comunità di amici e quella de Le fate ignoranti?
Questa comunità è completamente diversa da quella de Le fate ignoranti, soprattutto nell’atteggiamento verso la vita, che in quel film era improntato alla leggerezza. Il periodo de Le fate ignoranti mi manca molto, ma ormai fa parte del passato. Sono trascorsi otto anni della mia vita e nel mondo ci sono stati grandi mutamenti. Dopo l’11 settembre non è più possibile vivere con quella leggerezza, lo sguardo verso il vicino è cambiato, siamo cambiati tutti. A quell’epoca mi sentivo come quell’insetto grosso con le ali piccole, di cui non ricordo il nome, che secondo la scienza non potrebbe volare; invece vola perché non sa che non può volare. Io ero un po’ così, eravamo tutti un po’ così. Adesso siamo diventati più coscienti, sappiamo che non possiamo volare ma voliamo lo stesso perché lo vogliamo. In Saturno contro, a differenza de Le fate, non si discute di sessualità, perché ormai quella fa parte della vita. Si parla di persone che si sono realizzate e hanno problemi più esistenziali. C’è una famosa frase di Oscar Wilde che dice: “Dio ci punisce in due modi, uno non facendo realizzare i nostri sogni, l’altro facendoli realizzare”. Quando si è raggiunto tutto ciò che si voleva, nel lavoro e negli affetti, viene da chiedersi: e adesso che succede?
Sembra che il film sia animato dalla dinamica fra il bisogno rassicurante del gruppo, che è un po’ una famiglia ed una gabbia, e la voglia del nuovo. L’idea di separarsi è così insopportabile per questi amici?
Sì, è molto dolorosa. Io penso che l’amicizia sia la cosa più importante, e che le grandi amicizie siano anche grandi storie d’amore. Si può avere il successo, la bellezza, la ricchezza, ma se non si hanno degli amici accanto, si è poveri. La mia forza di vivere sono le persone che ho intorno, il resto non conta niente e questo nel film si sente. Fra i personaggi di Saturno contro i rapporti sono molto mescolati, l’amore è mischiato all’amicizia del gruppo ed è difficile per tutti separarsi dagli altri. Personalmente trovo assurdo che delle persone che stanno insieme da anni, a un certo punto decidano di non vedersi più. Chi può conoscerti meglio di una persona con cui si è diviso tutto? Quella persona deve diventare un sostegno nella vita, il rapporto deve continuare: io sono convinto di questo. Specialmente a una certa età, invece di far uscire le persone dalla nostra vita, bisognerebbe aggiungerle. Non è facile, lo so, ma questa è la filosofia del film.
Qual è il significato del titolo e il ruolo dell’astrologia nel film?
Avere Saturno in opposizione al proprio segno zodiacale indica un periodo di grandi trasformazioni. È un evento che si verifica ogni 27 anni, nel quale sei costretto ad affrontare delle prove, ad andare all’essenza delle cose, a maturare, perché Saturno ti costringe a una crescita a volte traumatica, ma che ti farà stare bene, una volta esaurita l’influenza del pianeta. Nel film è come se tutti i personaggi avessero Saturno in opposizione. In seguito a un grave avvenimento, sono costretti a guardarsi dentro e a cercare di capire meglio la vita.
Quali requisiti rendono Davide, interpretato da Pierfrancesco Favino, il punto di riferimento del gruppo?
Davide ha delle carenze e dei difetti, ma anche il grande pregio di darsi agli altri totalmente. È protettivo e sempre presente, quando deve esserlo. Davide sono io.
È stato più faticoso o più piacevole dirigere un cast così composito?
È stata una grande abbuffata di sentimenti e di emozioni, è stato bellissimo. Tutti i ruoli, minori o maggiori, sono importanti, e sono una carrellata di bravura degli attori, al di là dei meriti della mia regia. Li ho amati tutti alla follia, sia i personaggi che gli attori, e loro l’hanno sentito. Sul set si è creata un’atmosfera di grande partecipazione.
Come mai hai scelto Ambra Angiolini per il personaggio di Roberta?
Ambra aveva fatto una particina al cinema quando aveva solo dodici anni, questa è la sua prima vera interpretazione e io sono molto contento del risultato. L’ho conosciuta in occasione di una premiazione a Lecce, presentata da lei, e ho pensato “che meraviglia della terra!”. Quando ho iniziato la sceneggiatura, ho scritto il personaggio pensando a lei. Io non faccio i provini, scelgo gli attori per istinto, adattando le caratteristiche del personaggio a quella fisicità, o magari mettendole in contrasto.
Ci sarà ancora una lettera a svelare qualche segreto?
Verso la fine del film ci sarà lo svelamento di un piccolo mistero, ma non attraverso una lettera, e nel finale una grossa sorpresa…