L'ARIA SALATA

di Alessandro Angelini
Sceneggiatura: Alessandro Angelini, Angelo Carbone
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Massimo Fiocchi
Scenografia: Alessandro Marrazzo
Musiche: Luca Tozzi
Interpreti: Giorgio Pasotti, Giorgio Colangeli, Michela Cescon, Katy Saunders
Produzione: Bianca Film, Rai Cinema
Distribuzione: 01
Italia 2006
colore 87’

 

L’aria salata si apre sulla conversazione complice fra un uomo e un bambino sul ponte di un traghetto, in mare aperto. Quando la macchina da presa allarga l’inquadratura, vediamo che l’uomo ha le manette ai polsi, e capiamo che quella è la sua boccata d’aria prima di rientrare nello spazio chiuso della nave e poi del nuovo penitenziario dove sta per essere trasferito. Nella scena finale, di nuovo al mare, l’uomo è con il figlio, ormai adulto ma ancora segnato dalle sofferenze di bambino, entrambi consapevoli di qualcosa che è irrimediabilmente perduto. Fra queste due scene, piene di sole e di aria salata, un percorso di conoscenza e di dolore, immerso in una luce plumbea che fa apparire chiusi anche gli spazi aperti della città.

Luigi Sparti, condannato per omicidio a trent’anni, di cui venti già scontati, è un uomo indurito dall’esperienza della solitudine e della galera, apparentemente impermeabile a ogni sentimento. Quando arriva nel nuovo penitenziario, si pone subito con atteggiamento di sfida nei confronti di tutti: detenuti, guardie, educatori. Uno di questi è Fabio, giovane chiuso e completamente dedito al lavoro, con una storia sentimentale difficile e un forte rapporto con la sorella, in attesa del suo primo figlio. Dalla lettura della scheda del nuovo arrivato, Fabio scopre che Sparti è il padre che lui non ha più rivisto dal momento dell’arresto vent’anni prima, per una precisa volontà dell’uomo di impedire ogni contatto con propria famiglia. La scoperta rigetta Fabio in un passato con cui non si è mai pacificato e che ha condizionato tutta la sua vita, spingendolo a fare quel lavoro quasi per emendare le colpe del padre. Inizia allora una specie di inseguimento psicologico, in cui Fabio cerca di braccare il padre, di afferrarlo, dominarlo, in un desiderio misto di vendetta e riconquista. La tensione che si instaura fra i due personaggi è fortissima e ha come terreno di scontro la disponibilità e il rifiuto di comunicare. Fabio crede nella possibilità della parola di stabilire un contatto, di portare al pentimento e al cambiamento; Sparti crede solo nella propria capacità di sopravvivenza, e si esprime con i gesti, gli atteggiamenti, la violenza.

Giorgio Pasotti e Giorgio Colangeli sono bravissimi nel sostenere i loro due personaggi in questo scontro: Pasotti con una recitazione rabbiosa e il corpo in continuo movimento, Colangeli con una tale intensità di sguardi e di gesti, da meritare il premio per la migliore interpretazione maschile alla Festa del Cinema di Roma, dove il film è stato presentato in anteprima. Ma il lavoro degli attori non è l’unico merito di un’opera prima straordinariamente matura, che ha il coraggio di affrontare temi importanti come il senso di colpa all’interno di una famiglia, la responsabilità e la necessità dei padri, il confronto fra il potere della parola e la violenza, che è sempre figlia della paura.

Alessandro Angelini, che viene dal documentario, sceglie coerentemente con le sue precedenti esperienze un modo di raccontare secco e realistico, ma mai freddo, che per la capacità di trattare argomenti drammatici senza mai cadere nel melodramma avvicina L’aria salata ai migliori esempi di cinema del nord Europa, affine anche per la scelta stilistica di pedinare i personaggi con la macchina a mano, per spiarne attraverso il corpo ogni movimento interiore. Il rapporto diretto fra gestualità e sentimenti è colto con estrema efficacia anche nei personaggi secondari, come i detenuti, osservati con uno sguardo pieno di umanità e rispetto, e i bambini, vere vittime inconsapevoli e incolpevoli degli errori dei padri.

Barbara Corsi


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