Speciale – “CINEMA – FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA”
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| di Franco Montini |
| ADORATORI DEL DIO
DENARO Dopo “Mi piace lavorare” e “Carlo Giuliani, ragazzo”, “A casa nostra” analizza il ruolo determinante del denaro nelle nostre vite. Zingaretti e Golino guidano un folto cast. |
"Tutte le decisioni importanti prese in questo paese negli ultimi 15/20 anni sono state determinate dal denaro. Dal punto di vista sociale, il potere dell'economia è cresciuto moltissimo; il mondo occidentale sembra essere dominato più che mai dalla logica del profitto, anche perché sono progressivamente venuti meno una serie di contropoteri, rappresentati dalla religione, dall'ideologia, dall'etica. Oggi il valore di una vita sembra essere calcolato esclusivamente sulla quantità di denaro che una persona produce. Ma anche a livello privato e personale, il denaro è sempre più una presenza ingombrante, una cosa di cui si parla molto nella chiacchierate fra amici. Eppure questo argomento, forse anche perché si tratta di una realtà impalpabile, difficile da raccontare, è poco presente nel cinema".
Così Francesca Comencini racconta la genesi del suo nuovo film A casa nostra, una storia corale ambientata a Milano con molti personaggi, le cui vite sono governate dal denaro. "Perché – puntualizza la regista – c’è chi ne ha bisogno per sopravvivere e chi ne ha vergognosamente troppo. A casa nostra ha una struttura circolare, con i vari personaggi rappresentanti di categorie molto diverse, che entrano in contatto fra loro tramite i soldi. Tanti cerchi concentrici, che rimandano proprio all'idea della circolazione del denaro, che è sempre più veloce e furibonda, anche perché utilizza gli strumenti della tecnologia, a cominciare da Internet".
Chi sono i protagonisti del suo film?
I ruoli di maggior rilievo, due figure contrapposte e antagoniste, sono quelle di Ugo (Luca Zingaretti) e di Rita (Valeria Golino). Lui è un banchiere affermato, profondamente disonesto, intelligente, volitivo. Lei è un capitano della Guardia di Finanza, una donna forte, caparbia e sensibile, che indaga su di lui e cerca di portare allo scoperto i suoi traffici illeciti. Ugo fa parte del sistema: non ho voluto raccontarlo come un criminale del tutto negativo, ma ho cercato di mostrare anche i suoi lati fragili, i suoi punti deboli, quasi per favorire l'identificazione degli spettatori con quest'uomo e suggerire implicitamente l'idea che i corrotti non sono gli altri, ma coloro che ci vivono accanto e il pericolo di cedere alla corruzione coinvolge tutti. Ma punti deboli e zone d'ombra caratterizzano anche Rita, la cui vita privata è un vero disastro. Proprio questa comune fragilità rende in qualche modo simili i due personaggi. Insomma Ugo e Rita rappresentano i due poli contrapposti della vicenda, ma mi sono sforzata di raccontarli senza cadere nello stereotipo del buono e del cattivo.
E gli altri personaggi importanti chi sono?
Ce ne sono molti: Eloide (Laura Chiatti), una ragazza giovane e bellissima, l'amante di Ugo, che sogna di diventare modella: soffre per realizzare questo progetto, si sottopone a diete estenuanti, pur consapevole, lei per prima, di non corrispondere a quanto le viene richiesto. C'è Gerry (Luca Argentero), un ragazzo qualunque, un magazziniere che, dopo una casuale notte d'amore con Eloide, diventa il capro espiatorio di una trama legata al denaro. C'è Otello (Giuseppe Battiston), un benzinaio che si innamora di una prostituta rumena e coltiva l'illusione di poterla comprare con il denaro.
Ma le cronache dei nostri giorni sembrano confermare l'idea che con il denaro si possa comprare tutto: non è forse così?
Sono rimasta molto colpita da quanto emerso da una serie di intercettazioni pubblicate di recente sui giornali e relative a vari personaggi. Di solito al centro di queste intercettazioni ci sono sempre uomini che si passano illegalmente dei soldi e che parlano di donne in termini talmente volgari da superare ogni possibile fantasia. Il denaro è sempre più spesso usato per comprare corpi, favorendo il fenomeno della prostituzione, o per modificare il proprio: la chirurgia estetica sta diventando una vera ossessione. Il denaro sta intossicando tutto e tutti: e magari una mattina ci si guarda allo specchio e si ci accorge che, per denaro, si è traditi pure se stessi.
A proposito di attualità, non c'è il rischio che l'esito del film possa essere condizionato, nel bene e nel male, dai riflessi delle vicende economiche che sono quasi quotidianamente sulle prime pagine dei giornali?
Non credo, perché non si tratta né di un film a tesi, né di un film ideologico, anche se esprime un preciso contenuto politico. La storia affronta temi che riguardano anche i rapporti personali, l'amore, la passione. La mia impressione è che il successo o meno di un film sia legato a leggi un po' misteriose, ma indipendenti dalle vicende quotidiane. Quando, insieme con Franco Bernini, abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura, non abbiamo mai pensato a ispirarci a modelli o personaggi della cronaca italiana.
Eppure si potrebbe dire che A casa nostra possiede anche qualche dote profetica.
Non esagererei; in Italia gli scandali sono talmente numerosi e ripetitivi che il rischio è che ciò che si immagina poi accada sul serio e spesso in maniera anche più esagerata di quanto si fosse pensato.
In ogni caso mi sembra che dopo Mi piace lavorare e Carlo Giuliani, ragazzo, A casa nostra confermi come l'ispirazione per i suoi film nasca dall'osservazione della realtà.
Raccontare questo paese è diventato sempre più difficile, acciuffare la realtà nella quale viviamo non è semplice, perché sono venute meno una serie di certezze e si sono mescolate categorie sociali e culturali. Diciamo che io ci provo.
Veniamo a questioni più strettamente cinematografiche: la scelta di ambientare la storia a Milano è nata fin dall'inizio?
Assolutamente sì e credo sia stata anche del tutto naturale: Milano è la capitale economica del nostro paese, è la città della Borsa, delle grandi banche, del capitalismo italiano. E poi, con la sola eccezione di Silvio Soldini, è una metropoli poco raccontata dal cinema, per certi versi sconosciuta, che personalmente mi piace molto, forse anche perché vi riconosco le origini della mia famiglia.
E' stato complicato mettere insieme il cast, vista la ricchezza dei personaggi?
Niente affatto, anche se scrivendo la sceneggiatura non ho mai ipotizzato l'attore a cui affidare un certo ruolo; quando poi ho cominciato a pensare concretamente agli interpreti mi sono imbattuta in un panorama confortante. Ho trovato dei professionisti seri, preparati, disponibili anche per piccoli ruoli. La scelta di Valeria Golino e Luca Zingaretti per i ruoli principali è stata immediata. Non mi sono preoccupata del fatto che Luca sia anche un personaggio televisivo molto popolare, che l'immaginario collettivo identifica con Montalbano. E' soprattutto un attore straordinario che, a mio avviso, può sostenere tutti i ruoli e che ha interpretato benissimo la parte che gli ho affidato.
Un'ultima curiosità riguarda il titolo: come è nato?
Si tratta di una battuta pronunciata da Valeria Golino, che da un lato allude al fatto che il nostro paese si è trasformato davanti ai nostri occhi senza che quasi ce ne accorgessimo, e dall'altro esprime il disagio di chi a casa propria si sente estraneo e vorrebbe riconquistarla.