Speciale – “CINEMA – FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA”
CHE LA FESTA COMINCI!

di Mario Mazzetti
L’Auditorium di Renzo Piano ospita la prima edizione della “Festa” romana, che rinsalda il legame tra la Settima Arte e la Città Eterna, all’insegna del cinema d’autore e del grande spettacolo.

 

Preceduto da una promozione roboante e da una capacità di comunicazione senza rivali, prende finalmente il via Cinema – Festa internazionale di Roma, quintessenza della gestione coordinata degli amministratori di Roma e del Lazio: Marrazzo alla Regione, Gasbarra alla Provincia e, soprattutto, Veltroni al Comune di Roma, che sa unire una ferrea determinazione a una grandeur visionaria. Nel presentare la prima edizione della “Festa” (già il nome è sintomatico dello stile “popolare”, da grande evento mediatico, impresso dal sindaco della capitale), il presidente dell’Auditorium Goffredo Bettini ha sottolineato come investire nella cultura significhi investire nella crescita anche economica della città, mentre Veltroni ha dichiarato che “il cinema non è un panda da salvare ma una grande risorsa” e, a proposito della querelle con Venezia, che “il nostro paese ha sempre paura del nuovo, ma bisogna essere ottimisti e puntare su un’industria vitale”. Difficile dar loro torto, soprattutto se si paragonano gli sforzi per la “Festa” di Roma all’indifferenza palesata dagli enti locali nel gestire la Mostra di Venezia. Una simile macchina organizzativa e di servizi al pubblico deve gestire soltanto l’impatto da tutto esaurito, da cui la decisione dell’ultim’ora di allestire un “PalaRoma” da 1800 posti a ridosso delle 4 sale dell’Auditorium, oltre alle numerose sale del centro e della periferia dove si replicherà a beneficio della cittadinanza.

Un evento dunque preparato con cura, sotto la direzione di Giorgio Gosetti coadiuvato da Maria Teresa Cavina, Mario Sesti, Piera Detassis e Gianluca Giannelli, che a nostro avviso prende a modello il Festival di Berlino con le sue proiezioni affollate nei multiplex della città e le sue sezioni specializzate, come il Kinderfilmfest, film “su” e “per” i ragazzi e gli adolescenti, che ritroviamo nella romana “Alice nella città”, nome wendersiano per una buona intuizione, al pari della sezione “New cinema network” che fa incontrare con i numerosi produttori accreditati 12 giovani talenti europei, dei quali si mostra l’opera d’esordio e si incentiva la realizzazione del secondo film. Per conoscere meglio le opere presentate a Roma dal 13 al 21 ottobre, sulla carta di buon livello e con l’obiettivo dichiarato di fare da vetrina per il grande pubblico, analizziamo una per una le singole sezioni, senza menzionare i tanti eventi collaterali (su tutte la mostra che Isabella Rossellini ha dedicato al padre nel centenario dalla nascita) e le retrospettive dedicate a Sean Connery e all’Actor’s Studio.

CINEMA 2006

16 film in concorso (il Marco Aurelio d’oro viene assegnato dalla giuria popolare presieduta da Ettore Scola al miglior film, attore e attrice) e 3 fuori concorso, con gli italiani A casa nostra di Francesca Comencini, l’esordio di Alessandro Angelini L’aria salata, con Giorgio Pasotti nel ruolo di un educatore che lavora in un penitenziario, affiancato da Michela Cescon e Sergio Solli; e il documentario di Davide Ferrario La strada di Levi che ripercorre il lungo itinerario percorso dallo scrittore torinese nel ’45 per fare ritorno da Auschwitz. Oltre a opere turche, iraniane, di Hong Kong, russe, rumene, si segnalano il ritorno dell’autore cult giapponese Shinya Tsukamoto (“Tetsuo”) con Nightmare detective; l’approdo alla commedia di Catherine Corsini, Les ambitieux; Dopo il matrimonio della danese Suzanne Bier, nel quale l’autrice di “Non desiderare la donna d’altri” innesta l’assistenza all’infanzia abbandonata in India con una vicenda drammatica in patria. Dopo l’avvincente “13”, applaudito alle “Giornate degli autori” di Venezia 2005, il georgiano Gela Babluani torna alla regia con L’héritage, produzione francese con Sylvie Testud e Stanislas Mehrar. La Francia è presente anche con Otar Iosseliani (Giardini in autunno), il già controverso Mon colonel di Laurent Herbiet, che affronta la guerra in Algeria a 40 anni dal capolavoro di Pontecorvo, e il Viaggio in Armenia, ovvero alle origini, di Robert Guédiguian con Ariane Ascaride. Da segnalare infine il cinese The go master di Tian Zhuangzhuang, storia di un campione di dama sullo sfondo della guerra sinogiapponese; il ritorno di Shane Meadows This is England, già lodato in patria, su un dodicenne senza padre che si aggrega a un gruppo di skinheads nell’era thatcheriana; e l’argentino Pablo Trapero che dopo “Mundo gru” presenta il dramma familiare Nacido y criado.

PREMIÈRE

Nicole Kidman introduce la sezione più glamour della “Festa”, 9 anteprime caratterizzate dall’incontro degli artisti con il pubblico, con la biografia immaginaria della fotografa Diane Arbus, Fur, diretto da Steven Shainberg (suo il curioso “Secretary”). Monica Bellucci mette a segno una doppietta con la sua contessa burina dell’atteso N – Io e Napoleone di Paolo Virzì, l’incontro scontro tra Napoleone “re in esilio” all’Elba e il giovane bibliotecario che pensa di ucciderlo (Daniel Auteuil e Elio Germano protagonisti); e con la madre disperata alla ricerca del figlio rapito in Le concile de pierre di Guillaume Nicloux, dal romanzo di Grangé, nel quale appaiono anche Catherine Deneuve e Moritz Bleibtreu. Viggo Mortensen farà palpitare la platea femminile con Alatriste di Agustin Diaz Yanes, dalla saga di Pérez-Reverte, nel ruolo del soldato della Spagna imperiale del XVII secolo. Ancora biografie immaginarie in The hoax di Lasse Hallstrom, con Richard Gere nel ruolo di Clifford Irving che scrisse una finta biografia su Howard Hughes (ricordate “F for fake” di Welles?), mentre Christopher Nolan con The prestige ci conduce nella Londra di fine ‘800 dove si sfidano due celebri illusionisti (nel cast Hugh Jackman, Christian Bale già Batman per il regista, Michael Caine, la Johansson e David Bowie). Mira Nair analizza in The namesake i tentativi di integrazione di una famiglia indiana a New York, mentre c’è attesa per La sconosciuta di Tornatore e per l’opera seconda (come singolo) di Eugenio Cappuccio, Uno su due, con Fabio Volo avvocato rampante costretto a cambiare vita da una malattia, Anita Caprioli e un sorprendente Ninetto Davoli.

Diversi eventi speciali animeranno la rassegna, a cominciare dalla celebrazione di Martin Scorsese con una giornata a lui dedicata tra incontro pubblico con sequenze dei suoi capolavori, il lavoro di restauro dei classici e l’anteprima di The departed, che vede Di Caprio, Damon, Nickolson, Wahlberg, Sheen e Baldwin nel remake del successo di Hong Kong “Infernal Affairs”, sullo scontro tra poliziotti e malavitosi a Boston. Molta curiosità per Borat, opera satirica di Larry Charles con Sacha Baron Cohen alias Ali G mattatore nei panni di Borat Sagdiyev, giornalista del Kazakistan inviato negli Usa per descrivere l’american way of life, personaggio lanciato da Mtv. Completano gli “eventi” Roberto Andò con Viaggio segreto, la biografia di Don Luigi di Liegro, al fianco dei minatori in Belgio e dei tossici ed immigrati negli anni ’90, interpretato da Giulio Scarpati e diretto da Alessandro di Robilant; e la commedia francesi sui campi estivi Nos jours heureux.

EXTRA

Documentari, opere di ricerca, teatro e musica per una rassegna eterogenea che propone i linguaggi “altri” del cinema. In ordine sparso citiamo il viaggio di Bernard-Henry Lévy nell’America di Guantanamo e Katrina in American Vertigo, i ritratti dei Beastie Boys e di Kurt Cobain, di Herbie Hancock e del gruppo country texano Dixie Chicks messo al bando per le dichiarazioni anti-Bush prima dell’invasione dell’Iraq, il Golden Gate di San Francisco teatro di numerosi suicidi (The bridge), la miseria nelle Filippine (Ala verde ala povre), lo sfruttamento dei coltivatori di caffè in Etiopia (Black gold), la Cina rurale nel bel ritratto di Conversano-Grignaffini Il bravo gatto prende i topi (già David di Donatello 2006), il più stretto collaboratore di Salvator Allende Emilio Pacull, morto con il presidente a seguito del golpe, nel franco-cileno Héros fragiles; il ritratto collettivo dei mali dell’Italia odierna Checosamanca, lo spettacolo Le dernier caravanserrail del Teatro del Sole di Ariane Mnouchkine, la poetica di Pippo Delbono con il suo recente Grido su pellicola, la migrazione perenne del popolo congolese in Kinshasa Palace, Il mondo addosso di Costanza Quatriglio sui giovanissimi immigrati provenienti da Afghanistan, Romania, Moldavia e, in senso opposto, i Ritorni verso il Marocco narrati da Giovanna Taviani; l’emergenza in Cambogia e Tailandia descritta da Vauro in Okùnchiran; le cronache della Sartoria Tirelli di Gianfranco Giugni, il Ritratto di sconosciuto, ovvero di Marcello Mastroianni, ad opera delle figlie Barbara e Chiara a dieci anni dalla morte; le Sorelle di Marco Bellocchio, tre episodi girati “in famiglia” con gli studenti di cinema di Bobbio (il film è presentato dall’altro alfiere della nouvelle vague italiana, Bernardo Bertolucci, in una serata dedicata al tempo e ai luoghi d’origine. E ancora i ritratti della fotografa Tierney Gearon, delle attrici Marina Confalone, Piera Degli Esposti, Lucia Ragni (Tre donne morali), del peplum in voga negli anni ’60 (Uomini forti), dello scrittore disabile russo Rubén Gallego, la finta biografia del cantante Tony Vilar star in Sudamerica, i Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti, satira dalla lunga gestazione…

Sul versante fiction, attesa per Mille miglia lontano di Zhang Yimou che dopo la cappa e spada torna a un genere più intimista, storia di un padre che cerca di riconciliarsi col figlio ammalato; e per il meno recente Tutta colpa di Fidel di Julie Gavras con Julie Depardieu (due figlie d’arte) su una famiglia di attivisti dei primi anni ’70, primo exploit francese di Stefano Accorsi.

ALICE NELLA CITTA’

Due sezioni dedicate ai ragazzi e agli adolescenti, una “costola” letteraria, anteprime (i cartoni animati Azur e Asmar di Michel Ocelot, La gang del bosco della Dreamworks, Boog e Elliot a caccia di amici della Sony) e opere da scoprire, tra le quali segnaliamo lo svizzero Vitus, coinvolgente ritratto di un enfant prodige che aspira ad essere “normale” tra genitori ambiziosi e un amabile nonno (Bruno Ganz); l’inglese Driving lessons di Jeremy Brock con Julie Walters e Rupert Grint (l’amico di Harry Potter) sull’amicizia tra un’attrice in pensione e un 17enne impacciato che ricorda “Harold e Maude”. Italiani anche Liscio di Claudio Antonini con Laura Morante cantante e madre di un 12enne molto più saggio di lei; e Rosso come il cielo di Cristiano Bortone, storia vera di un bimbo che perde la vista e cresce in un istituto per non vedenti di Genova tra rigore e creatività (e che diventerà un rinomato montatore del suono). Dell’esordio di Giampaolo Cugno, Salvatore, parliamo nel riquadro di questa pagina.

NEW CINEMA EVENT

In collaborazione con il Tribeca Festival di New York, una dozzina di opere prime saranno presentate dagli autori insieme al loro nuovo progetto, in cerca di finanziatori a Roma e con un accompagnatore d’eccezione, Gabriele Salvatores. Due gli italiani: Luciano Melchionna, artefice del bell’esordio Gas con Lorenzo Balducci e un’inedita Loretta Goggi; e Giorgio Diritti, apprezzato autore del rigoroso Il vento fa il suo giro, ambientato in una piccola comunità delle Alpi Occitane dove arriva un pastore francese. Gli altri esordienti vengono da Francia, Olanda, Svezia, Usa, Germania, Polonia, Islanda. E dalla Macedonia giunge Kontakt di Sergej Stanojkovski, un’opera molto interessante di cui parliamo nel riquadro di questa pagina. Ma la “Festa di Roma” entra anche a far parte, con Cannes, Hong Kong e altri festival, del circuito di presentazione di progetti internazionali con la presenza, ai “Business days” di Via Veneto, di autori come il tailandese Apitchapong Weeresetakul (era in concorso a Venezia), il cinese Fruit Chan, l’indiano Dev Bengal, l’italiano Stefano Pasetto (“Tartarughe sul dorso”) e altri.


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