N (IO E NAPOLEONE) |
| di Paolo Virzì |
| Sceneggiatura: Furio
e Giacomo Scarpelli, Francesco Bruni, Paolo Virzì Fotografia: Alessandro Pesci Montaggio: Cecilia Zanuso Costumi: Maurizio Millenotti Musiche: Paolo Buonvino, Juan Bardem Interpreti: Elio Germano, Daniel Auteuil, Monica Bellucci, Valerio Mastandrea, Sabrina Impacciatore Produzione: Cattleya, Babe Films, Alquimia Cinema Distribuzione: Medusa Italia/Francia/Spagna 2006 colore |
1814, Isola d’Elba: Napoleone (Daniel Auteuil) giunge sull’isola in esilio. Nella festa di popolino e nobiltà qualcuno fa eccezione: Martino Papucci (Elio Germano), fratello minore dei commercianti Ferrante (Valerio Mastandrea) e Diamantina (Sabrina Impacciatore), maestro elementare libertario, amante della Baronessa Emilia (Monica Bellucci). Martino detesta il tiranno, ne diventa scrivano, si macera perché non riesce a ucciderlo, ne rimane affascinato, lotta tra amori e disamori, ideali e illusioni, speranza e realtà.
Storia (S maiuscola) che cambia, Virzì che non cambia: passano gli anni (avanti e indietro nel tempo) ma è sempre Ovosodo, microcosmo familiare, popolare, toscano. Virzì va a ritroso, e viene da chiedersi perché: forse cerca il minimo comune denominatore, forse è immalinconito, nostalgico, forse semplicemente irretito dal romanzo N di Ernesto Ferraro. Raccoglie un buon cast, dove Germano si conferma il miglior attore italiano under 30, Auteuil non sbaglia trasferta come in Vajont, la Bellucci confessa le origini (Città di Castello) e gigioneggia con allure carnale e materna, Mastandrea e la Impacciatore prendono una boccata d’aria dalla prassi romanocentrica.
Non sbaglia molto Virzì, indovina i tempi, tesse una commedia a maglie larghe (un po’ di Storia ne resta intrappolata), stringe sugli attori, pensa e gira in piccolo, nonostante la grandeur temporale. In breve, non delude, senza osare. D'altronde, il sottotitolo è rivelatorio: un Io ordinario e anonimo contrapposto all’altitudine di Napoleone, dell’uomo fatto nome, del condottiero per antonomasia. Tra questi due estremi si dibatte lo stesso Virzì, per la prima volta alle prese con il kolossal, ma sempre nazional-popolare. E, meno male, un progetto che sulla carta era storicistico-intimistico, trova con lui respiro da commedia, aneliti piccolo-borghesi-anarcoidi, un (tentato) regicidio e il plotone d’esecuzione. L’abbiamo detto, lui non cambia: se Caterina andava in città, Martino va – verrebbe – nel mondo, incrocia il Mito, ne è soggiogato, si ribellerà, ma in fermo-immagine, senza più voce, sovraimpresso e represso. E’ il rischio che corre lo stesso Virzì, se non saprà disertare dalla commedia e devolvere all’autore che potrebbe essere.
Federico Pontiggia