WATER

di Deepa Mehta
Sceneggiatura: Deepa Metha
Fotografia: Giles Nuttgens
Montaggio: Colin Monie
Scenografia: Aradhana Seth
Musiche: Mychael Danna
Interpreti: Lisa Ray, Seema Biswas, Kulbhushan Kharbanda, Waheeda Rehman
Produzione: David Hamilton Productions, Mongrel Media
Distribuzione: CDE-Warner Bros
Canada/India 2005
colore117’

 

Dopo Fire e Earth, la regista indiana Deepa Metha firma Water, ultimo intenso capitolo di un’ideale “trilogia degli elementi”, che può forse essere considerato come il suo vero capolavoro. Un film estremamente coinvolgente dal punto di vista emotivo e che fin dalle prime durissime immagini (una bambina che viene rasata a zero) trasporta lo spettatore nell’India del 1938, nella quale il Mahatma Gandhi inizia il suo cammino verso la libertà e il cambiamento e dove al tempo stesso una ragazzina indù, vittima di regole e tradizioni, può restare “vedova” ed essere costretta a scegliere fra tre alternative: uccidersi sulla pira del marito, sposare il fratello più giovane del defunto consorte oppure vivere per sempre chiusa in un ashram.

Chuyia ha otto anni quando muore l’uomo cui era stata sposata dalla famiglia, e così viene consegnata dai suoi genitori a un ashram indù dove vivono le donne che hanno perduto il proprio marito. Questa piccola comunità è gestita e guidata da Madhumati. Lì Chuyia dovrà trascorrere il resto della sua vita in perpetuo sacrificio. Nella casa, la piccola fa amicizia con le varie donne. Quando viene messa al corrente di un segreto e per sbaglio lo riferisce a Madhumati, nell’ashram si scatena l’ira di alcune delle vedove. Quello che accadrà in seguito cambierà per sempre la vita di tutti e in particolare quella della piccola Chuyia, destinata a dover scegliere tra i moti di un cuore pronto, nonostante tutto, per l’amore, e gli obblighi della vita di rinuncia che le è stata imposta dalla famiglia.

Visivamente straordinario, il film è basato su una grande sobrietà che evita alla sua liricità e drammaticità di trascendere, in un equilibrio pressoché perfetto. Per quanto la storia sia intrisa di elementi melò (l’amore contrastato, la bambina abbandonata), Deepa Metha rifugge da ogni tentazione di qualunquismo nazionalpopolare. Idealmente riconducibile a Magdalene sisters, con cui ha più di un punto di contatto sia sotto il profilo ideale che pratico (il montatore è lo stesso), Water colpisce lo spettatore per la sua forza immaginifica e, al tempo stesso, per il suo giusto e violento attacco a regole e tradizioni di cui sono vittima, proprio come nel film di Peter Mullan, le donne. In questo senso è interessante notare come la regista abbia saputo seguire alla perfezione un doppio registro: da un lato assistiamo alla difficile vita di una bambina la cui esistenza viene rovinata e sopraffatta dalla tradizione religiosa; dall’altro c’è l’India del cambiamento apportato da Gandhi e della lacerazione tra passato e presente. Un film drammatico e toccante, dalla suadente colonna sonora di Mychael Danna, che mira a raccontare una storia verosimile e a toccare la nostra coscienza, denunciando il fatto che la tradizione delle vedove indù non è ancora del tutto scomparsa

Marco Spagnoli


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