A good woman

di Mike Barker
Sceneggiatura: Howard Himelstein
Fotografia: Ben Seresin
Montaggio: Neil Farrell
Scenografia: Ben Scott
Musiche: Richard G. Mitchell
Interpreti: Helen Hunt, Scarlett Johansson, Milena Vukotic, Stephen Campbell Moore, Tom Wilkinson
Produzione: Alan Greenspan, Howard Himelstein, Steven Siebert
Distribuzione: 01
Usa 2004
colore 93’

 

Ispirato a Il ventaglio di Lady Windermere di Oscar Wilde, A good woman è una trasposizione in chiave moderna del racconto dello scrittore irlandese, già oggetto di una versione cinematografica muta, diretta nel 1925 da Ernst Lubitsch.

Ambientato in Italia, ad Amalfi, nel 1930, A good woman si inserisce nel filone dei film in costume realizzati nelle più belle location del nostro paese. A differenza, però, dei recenti Up at the Villa, Un thé con Mussolini, Under the tuscan sun, My house in Umbria e il sorprendentemente non ancora distribuito in Italia The Shadow Dancer, questa pellicola diretta da Mike Barker fonda la sua forza sulle interpretazioni degli attori e su una sceneggiatura molto curata, piuttosto che sulla regia palesemente non all’altezza e di impianto troppo televisivo.

La storia è quella di un’avventuriera americana, interpretata da una carismatica Helen Hunt, che a quasi dieci anni dall’Oscar per Qualcosa è cambiato sembra non avere ancora trovato una dimensione interpretativa consona al suo grande talento. La donna parte per l’Italia per incontrare una coppia facoltosa, che ha visto ritratta su un giornale. Vorrà fare in modo che l’inesperto marito cada tra le sue braccia oppure la sua presenza ad Amalfi nasconde un segreto più profondo e inconfessabile?

Quando la giovane moglie (Scarlett Johansson) si rende conto di quanti assegni il suo novello sposo abbia staccato a beneficio della misteriosa avventuriera, viene assalita dal dubbio, al punto da rischiare di mettere a repentaglio il suo matrimonio pur di vendicarsi nei confronti del marito, presunto fedifrago. Chi non conosce il racconto di Oscar Wilde non potrà non rimanere sorpreso dalla vera identità di Mrs. Erlynne; chi, invece, conosce il meccanismo narrativo che porta ad una vera e propria rivelazione, apprezzerà la qualità della trasposizione e soprattutto le interpretazioni degli attori, tra i quali è presente la nostra brava (anche nell’originale inglese) Milena Vukotic.

Scarlett Johansson, che ha girato questo film all’indomani della partecipazione alla Mostra di Venezia per Lost in Translation, è sensibilmente più giovane di come l’abbiamo vista in Match Point. Una qualità, questa, perfetta per un ruolo acerbo e ingenuo di donna innamorata, travolta dal dubbio e dalla passionalità. Da non dimenticare l’elegante interpretazione di Tom Wilkinson in un ruolo fascinoso, che diventa una spalla perfetta per la recitazione problematica e lacerata della Hunt. Peccato, dunque, che la regia di Barker non sia in grado di cogliere ed esaltare appieno la forza di tutto questo, costringendo il film nel rango di una pellicola di maniera, eccessivamente folkloristica e pericolosamente teatrale. Non bastano, infatti, gli attori a rendere il giusto merito al marchingegno narrativo di Wilde, né tanto meno all’idea dell’ambientazione in un altro tempo e in un altro luogo per un testo classico, in affanno anche per colpa di un tono civettuolo al limite dell’irritante. A good woman, nonostante le sue evidenti qualità, appartiene ad un cinema rassicurante quasi da “vecchie signore”, mentre invece avrebbe potuto dare di più, non tanto sotto il profilo drammatico quanto sul piano delle ambientazioni e della regia.

Marco Spagnoli


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