Fuoco su di me |
| di Lamberto Lambertini |
| Sceneggiatura:
Lamberto Lambertini Fotografia: Pino Sondelli Montaggio: Anna Napoli Scenografia: Carlo De Marino e Luigia Battani Costumi: Annalisa Giacci Musiche: Savio Riccardi Interpreti: Omar Sharif, Massimiliano Varrese, Sonali Kulkarni, Zoltàn Ràtòti, Maurizio Donadoni, Nicola Di Pinto Produzione: Indrapur Cin.ca, Stella Film con RaiCinema e Focus Film Distribuzione: Istituto Luce Italia 2005 colore 99’ |
Dopo l’India dell’opera prima Vrindavan Film Studios, Lambertini ci porta questa volta nella Napoli del 1815, negli ultimi giorni del regno di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, che dopo aver abbandonato la campagna di Russia desidera riacquistare la fiducia dell’Imperatore progettando di partire con un esercito di patrioti per riunire l’Italia. La stagione delle riforme e degli ideali rivoluzionari è tuttavia al tramonto: numerosi capi di stato sono riuniti a Vienna in congresso, per sancire la restaurazione del vecchio ordine.
A narrare gli eventi è il Principe Nicola, letterato e pensatore, interpretato dal carismatico Omar Sharif con un buon italiano. Parallelamente seguiamo i travagli del nipote Eugenio, un ufficiale tornato a Napoli dopo una grave ferita in battaglia, stanco di spargere sangue per ideali destinati a soccombere. Suo cugino Aymon, viceversa, è consacrato alla causa napoleonica e cerca di spronare Eugenio a compiere il suo dovere. Un naufragio costringe il giovane sull’isola di Procida, a contatto con un frate eremita e una splendida quanto umile fanciulla. Nasce un breve quanto improbabile idillio, alimentato dalla lettura di Paolo e Virginia, metafora di un’attrazione pura quanto irrealizzabile in tempi di guerra per un soldato.
È il maggio del ’15: Napoleone fugge dall’Elba, il Vesuvio erutta quasi a presagire il precipitare degli eventi. Murat si affretta ad attaccare a sorpresa gli alleati inglesi ed austriaci, senza aspettare i rinforzi, secondo un disegno irrealizzabile. E il film si apre e si chiude su di lui, di fronte al plotone d’esecuzione, che sprezzante della morte invita a colpire al petto risparmiando il viso.
Non è un film biografico Fuoco su di me, ma una riflessione pacata e visivamente elegante sull’involuzione della società, sul destino degli uomini, sulle energie impiegate a combattere anziché migliorare se stessi e il mondo. È un film corale, con il trait d’union rappresentato dal personaggio di Omar Sharif che ripercorre con memorie, scritti e riflessioni sette anni di un regno illuminato, e che commenta i dubbi amletici del nipote, incline a lasciarsi cullare dall’ozio anziché a riprendere le armi.
La Storia si consuma in interni sontuosi, con vedute del Golfo dipinte alle finestre di Palazzo Reale. Le storie sono invece immerse nelle strade come nei paesaggi di una bellezza che gli uomini non colgono. Elegiaco, intriso di romanticismo e degli ideali di giustizia e pace, Fuoco su di me è lieve e scorrevole anche nella lunga digressione centrale nella selvatica Procida, che simboleggia (come in Malick) il richiamo inascoltato della natura.
Il film ha una struttura a incastro tra passato e presente, storia e quotidianità. Il gusto pittorico nella costruzione dell’immagine, le splendide musiche barocche si aggiungono all’asso nella manica rappresentato dal convincente protagonista, che sul finale afferma “la gentilezza non appartiene a questa nostra epoca” guardando in macchina: diventa così l’alter ego dell’autore, testimone dei tempi che cambiano, di ideali vacillanti. Un film gentile e ispirato, che parla di altri tempi ma ci costringe a riflettere su quelli che viviamo.
Mario Mazzetti