Moolade

di Sembene Ousmane
Sceneggiatura: Sembene Ousmane
Fotografia: Dominique Gentil
Montaggio: Abdellatif Raiss
Musiche: Boncana Maiga
Scenografia: Joseph Kpolby
Interpreti: Fatoumata Coulibaly, Maimouna Helene Diarra, Salimata Traore, Aminata Dao
Produzione: Filmi Doomireew, Ciné-Sud Promotion
Distribuzione: Lucky Red
Senegal/Francia 2004 – colore 117’

 

Il pioniere del cinema africano, che ha diretto nel 1966 la prima produzione continentale, è l’82enne Sembene Ousmane, comunista formatosi alla scuola di cinema di Mosca dopo i mille mestieri nella Francia colonialista. Acuto osservatore delle contraddizioni che animano l’Africa, ha vinto con Moolade la sezione “Un certain regard” a Cannes 2004.

In un piccolo villaggio, sei bambine scappano prima di essere sottoposte al rito dell’escissione (salindé), ovvero la mutilazione dei genitali per “purificarsi” e avviarsi all’età adulta e alla possibilità di essere spose. Due di loro spariscono, e saranno ritrovate in fondo a un pozzo. Altre quattro chiedono la protezione (mooladé) della seconda delle tre mogli di un notabile del villaggio, Collé Ardo, che suscitò scalpore per aver rifiutato l’escissione della figlia Amsatou (dopo due figli morti alla nascita, per dare alla luce la terza è dovuta andare a Parigi a farsi sventrare). La protezione è una consuetudine radicata, tra diritto orale e superstizione, che può essere spezzata soltanto dall’interessata, anche indotta dal marito con la forza. Il villaggio si divide, le “sacerdotesse” dell’ortodossia (salindana) reclamano le bambine e denunciano Collé Ardo al consiglio degli uomini. Costoro ne approfittano per vietare a tutte le donne di ascoltare la radio, strumento di corruzione che “accende i cervelli”, e il marito della coraggiosa donna dovrà piegarsi al volere comune e usare la frusta perché il giuramento sia spezzato. L’affronto contro la novella Lisistrata, l’accentuarsi dell’oscurantismo e l’ennesima morte di una fanciulla produrranno l’effetto di unire le donne in una ribellione contro i soprusi, convincendole a sfidare una tradizione millenaria quanto barbara, che lascia nubili le donne “impure” (bilakoro).

Secondo capitolo di una trilogia sull’eroismo quotidiano in Africa, Mooolade si dipana con un fluire dolce e un respiro lento, tra le tinte pastello del villaggio assolato (splendida la location nel Burkina Faso), le musiche soavi e i toni da favola ancestrale, che gradualmente lasciano emergere la tragedia della mutilazione, ancora praticata in 25 stati africani nonostante i divieti della legge. Come nelle tragedie classiche – seppure con toni volutamente leggeri, che consentono affondi implacabili – la scansione degli eventi e dei numerosi personaggi è netta, la messa in scena tradizionale ma accurata. La tensione è spezzata da digressioni nel quotidiano, dallo scorrere ordinario dell’esistenza.

Il film è un interessante viaggio nella superstizione accettata supinamente dalla maggioranza silenziosa, in nome della sottomissione all’uomo sotto una concordia apparente (attenzione ai dettagli, come la scena di sesso che per la donna escissa si trasforma in una tortura). La dolcezza dei portamenti cela dunque uno spietato atto d’accusa contro l’ignoranza che umilia, uccide, rende disabile il genere femminile che non osa ribellarsi. Il finale di rivoluzionaria e dolorosa solidarietà (“la speranza fa nascere il coraggio”) suggella un film che riesce a far prevalere il linguaggio cinematografico sugli intenti didattici, incitando il popolo africano a spezzare il giogo e guardare al futuro, simbolizzato dall’antenna televisiva dell’ultima inquadratura. Efficace connubio di grazia e orrore, sapientemente distribuito in versione originale sottotitolata.

Mario Mazzetti


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