Angel-A

di Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
 Fotografia: Thierry Arbogast
 Montaggio: Frédéric Thoraval
 Musiche: Anja Garbarek ... Scenografie: Jacques Bufnoir
 Interpreti: Jamel Debbouze, Rie Rasmussen, Gilbert Melki, Serge Raboukine
 Produzione: EuropaCorp, TF1 Films, Apipoulaï
 Distribuzione: 01
 Francia 2005 – bianco e nero 90’

 

Sull’orlo del suicidio per i debiti accumulati con diversi clan malavitosi, André (Jamel Debbouze), piccolo delinquente bugiardo e di scarso successo, che vive in Francia accampando diritti di cittadinanza americana per una storia poco chiara di vincita alla lotteria, André, dicevamo, si prepara a saltare da uno dei meravigliosi ponti di Parigi, non prima di aver rivolto uno sguardo di rimprovero al cielo (“Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, domanda tra il serio e l’ironico). Prima di saltare rivolge un ultimo sguardo intorno a sé: a pochi metri di distanza c’è un altro infelice che si prepara al salto da quello stesso ponte. Per nulla contento della compagnia, il nostro tenta di dissuadere l’inopinato collega di sventura, tanto più che si tratta di una ragazza bellissima dal fisico mozzafiato (Rie Rasmussen). In breve, si ritrovano entrambi nella Senna.

Indicibile è lo stupore del piccolo delinquente quando, dopo aver tratto in salvo la ragazza, vede ergersi davanti a sé una top model che lo sovrasta di un pezzo e che, in cambio della vita salvata, si mette a sua completa disposizione per aiutarlo a risolvere i suoi problemi. Incomincia così l’avventura di questa buffa coppia, che si aggira per le strade di Parigi con l’intento di dare una svolta alla vita di André, in primo luogo pagando tutti i debiti accumulati.

Con un bianco e nero da cartolina, Besson ritorna dietro la macchina da presa per raccontare una storia dai toni incerti, ora commedia, ora favola, ora un mélange di entrambe senza troppa convinzione. La coppia protagonista domina il film fin nella sua fisicità – le silhouette quasi fumettistiche dei due personaggi si stagliano nitide sugli scenari di Parigi – quasi isolata dall’ambiente, ridotto a una scenografia astratta che non lascia spazio ad altre vite, tutte simili a delle comparse, funzionali soltanto a far progredire la storia. Il problema principale del film consiste probabilmente nei dialoghi, che non riescono a dare spessore né luce a una trama tutto sommato abusata al cinema (un uomo salvato da un angelo e un angelo forse a sua volta salvato da un uomo). L’angelo di Besson non può arrischiarsi a parlare come gli angeli de Il cielo sopra Berlino senza perdere credibilità e candore. In breve tempo, il film esaurisce le situazioni comiche, tenere, sentimentali, curiose della coppia protagonista e si limita a ripeterle in loop senza far progredire realmente l’azione. Il finale esibisce effetti speciali che sono come un affronto al bianco e nero della fotografia: ostentati, sottolineati, prolungati oltre il dovuto, sono come un inserto proveniente da un altro film.

Silvia Angrisani


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