Match point |
| di Woody Allen |
| Sceneggiatura: Woody
Allen Fotografia: Remi Adefarasin Montaggio: Alisa Lepselter Scenografia: Jim Clay Costumi: Jill Taylor Interpreti: Jonathan Rhys-Meyer, Scarlett Johansson, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton Produzione: Jada Productions Distribuzione: Medusa Usa/Gran Bretagna 2005 – colore 124’ |
Non tutti a Cannes, dove “Match point” è stato presentato fuori concorso, hanno condiviso gli entusiasmi di chi asseriva di aver ritrovato il Woody Allen dei tempi migliori. Eppure è innegabile che il primo film girato interamente a Londra dal più newyorkese dei cineasti (e già questo è un motivo di interesse) sia un’opera godibile, con una sceneggiatura solidissima e una regia accurata (dopo alcune recenti pellicole al limite della sciatteria) e, soprattutto, carica di tensione.
Certo, Allen cita se stesso, in particolare la traccia principale del magnifico “Crimini e misfatti” (quello cui davano vita Martin Landau e Anjelica Huston), e ricalca il sempreverde “Delitto e castigo” di Dostoevskij. Tuttavia, quello che maggiormente si apprezza in “Match point” è la riuscita combinazione degli ingredienti, l’aver trasferito i suoi personaggi dall’Upper Manhattan ai salotti chic di Belgravia e alle magioni di campagna senza perdere credibilità e spirito di osservazione. In definitiva, si tratta di un film che accumula tensione nella cronaca dell’ascesa sociale del protagonista, con un guizzo finale (irrivelabile) che sterza dal percorso previsto e strappa l’applauso alla platea.
I capricci del caso, la perseveranza e una fortuna sfacciata accompagnano le gesta di Chris Wilton, ex-tennista professionista di umili origini (Rhys-Meyers nella parte migliore della sua carriera), riciclatosi come maestro della racchetta in un circolo londinese molto esclusivo. È qui che conosce Tom Hewett, rampollo di una famiglia ricca e influente. Tom è fidanzato, suscitando la disapprovazione materna, con un’attrice statunitense, l’affascinante ma insicura e poco talentuosa Nola (una Johansson sempre più lanciata), ed ha una sorella, Chloe, non bella ma solida e soprattutto sfacciatamente ricca. Il giovane Chris, ambiguamente in cerca di uno sbocco per le proprie ambizioni, è attratto dalla ombrosa attrice ma naturalmente sposerà il buon partito: il suocero gli darà un lavoro sicuro e ben retribuito, una casa con vista sul Tamigi e l’agiatezza dei week-end nella dimora avita. Nel frattempo, con la sempre più irrisolta americana dapprima scocca una scintilla, poi – quando riappare dal nulla dopo la rottura con Tom – una passione sfrenata.
Quando l’irrequieto protagonista (che non riesce a dare un figlio alla moglie, in un momento che rappresenta un indiretto omaggio ad “Alfredo Alfredo” di Germi) apprende che l’amante è incinta e soprattutto non intende più restare dietro le quinte, il terreno comincia a franargli sotto i piedi, tanto che bisognerà prendere una decisione consona alle circostanze e, soprattutto, allo stile di vita felicemente raggiunto…
Pochi i momenti di commedia, più che altro a stemperare il dramma nelle fasi più fosche; tanta la suspence, soprattutto nella seconda parte che lascia emergere gli istinti più biechi, con una galleria di personaggi sempre perfettamente a fuoco (e un cast britannico di prim’ordine, peccato per le inevitabili perdite nell’edizione italiana) anche in zona Cesarini. Un manuale di spietatezza morale, di lotta per la sopravvivenza, di esercizio della supremazia giocando d’azzardo al tavolo dell’esistenza. Chi la dura la vince, sembra suggerire il cinico e smaliziato autore, sempre più convinto che la giustizia degli uomini (e non solo) possa arrendersi di fronte a quella che possiamo definire una fortuna oltraggiosa. Bello e spietato.
Mario Mazzetti