Kontroll

di Nimrod Antal
Sceneggiatura: Nimrod Antal
Fotografia: Pados Gyula
Montaggio: Istvan Kiraly
Musiche: Neo
Interpreti: Sandor Csanyl, Zoltan Mucsi, Sandor Badar, Zsolt Nagy
Produzione: Bonfire, Café Film
Distribuzione: Lady Film
Ungheria 2003 - colore 106’

 

Potente, visionario, inquietante, “Kontroll” è una delle poche sorprese del cinema europeo degli ultimi anni. Opera prima pluripremiata al festival di Karlovy Vary, ha ottenuto la candidatura come miglior film agli Efa 2004, i premi del cinema europeo. La sua peculiarità è quella di essere interamente ambientato nelle stazioni della metropolitana di Budapest, con protagonista una squadra di controllori, cialtrona e inefficiente, per questo assegnata alla famigerata Linea sud, la peggiore. Bulcsu, il capobanda, dorme nelle stazioni, avendo lasciato da tempo il “mondo di sopra” per sfuggire alle regole della competizione disumanizzante; Muki è aggressivo e narcolettico, gli altri non sono da meno. L’amico Bela, macchinista ubriacone, non riesce a fermare il treno al punto giusto; sua figlia, vestita da orso, passa il tempo sui treni.

I nostri “eroi” hanno una rivalità accesa con la squadra capitanata dal cinico Gonzo, e i due leader si sfidano al “railing”, una corsa notturna sui binari dietro l’ultimo treno passeggeri, inseguiti dal treno che torna al deposito: la tensione è amplificata dalla scelta di non mostrare lo svolgimento, solo l’inizio e il drammatico arrivo.

All’inizio del film una giovane donna, sbronza e discinta, scende un’interminabile scala mobile di una stazione deserta. Poco dopo finirà sotto un treno. In un’atmosfera visionaria, postmoderna di architetture labirintiche e metaforiche, scopriremo che sette suicidi in un mese sono una singolare coincidenza, e che l’assassino incappucciato potrebbe essere uno dei controllori. Nel frattempo, un inafferrabile passeggero si diverte ad aggredirli con una bomboletta spray.

Gli omicidi rappresentano la punta dell’iceberg di un’umanità sotterranea putrida, bastarda. Esemplare il “controllo” sul treno: quasi nessuno ha il biglietto né intende pagare, tra dileggi e insulti. I dialoghi sono cinici e sferzanti, le risate cupe. Mentre rimuovono i pezzi di una vittima tra i binari, gli infermieri si scambiano la ricetta del soffritto di maiale, dando il via a una gag articolata.

Se “quelli di sotto”, i controllori e i macchinisti, denotano personalità schizoidi, allucinate e frustrate, “quelli di sopra” rappresentano la loro immagine deformata, aggressiva, gretta e ignorante. La ricerca dell’assassino, per Bulcsu e gli altri, è anche una ricerca dentro i propri fantasmi, nel lato oscuro di se stessi. Per il protagonista, il “railing” finale, quando tutto sembra perso, rappresenta la spinta a riemergere verso la luce.

Cupo ma spettacolare, teso ma grottesco, il film ha una regia misurata e professionale, con scene d’azione serrate e momenti di disimpegno. Onirico e claustrofobico, immerso nelle luci al neon e nei corridoi oscuri, vanta una invidiabile compattezza, e siamo sicuri che avrebbe avuto un enorme successo se fosse stato prodotto da cinematografie meno remote.

Mario Mazzetti 


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