I tempi che cambiano
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| di André Téchiné |
| Sceneggiatura: André
Téchiné, Laurent Guyot, Pascal Bonitzer Fotografia: Julien Hirsch Montaggio: Martine Giordano Musiche: Juliette Garrigues Interpreti: Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Gilbert Melki, Lubna Azabal, Tanya Lopert Produzione: Gemini Films, France 2 Cinéma Distribuzione: Mikado Francia 2004 – colore 98’ |
La ricerca di un improbabile equilibrio, il confronto tra individui diversi per estrazione e ambizioni, in bilico tra emozioni raggelate e derive sentimentali, tornano ad animare il cinema dell’autore de “Les roseaux sauvages” e “Niente baci sulla bocca”. Come nel recente “Lontano” siamo sulla costa del Marocco, a Tangeri, dove l’ingegner Antoine (Depardieu) deve supervisionare la costruzione della sede di un’emittente araba moderata, e dove vive Cécile (Deneuve), speaker radiofonico sposata con apparente serenità al medico Nathan. L’estate riporta a casa il figlio Samy, che torna da Parigi con la compagna Nadia, ragazza madre. I due giovani hanno entrambi una presenza ingombrante a Tangeri: Bilal, guardiano di una villa, con cui Samy ebbe una relazione in Francia e da cui si sente tuttora attratto; la gemella di Nadia, Aicha, che pur lavorando in un fast food sembra sempre più attirata nell’orbita fondamentalista.
Più che le vicende sentimentali del figlio, a sconvolgere la vita di Cécile è l’ossessione amorosa del solitario Antoine: per trent’anni questi ha vissuto nel ricordo della passata liaison, non vive che per la donna, ormai idealizzata al di là di ogni legame concreto. Il viaggio in Marocco rappresenta per lui l’occasione di avverare un sogno impossibile, per lei la verifica della solidità delle scelte compiute e della ripulsa per colpi di testa ormai anacronistici…
Anche se il riavvicinamento tra i due ex-innamorati (ma non fu amour fou, a quanto pare) avviene, come nell’indimenticabile “La signora della porta accanto” di Truffaut, tra i carrelli di un supermercato, non aspettatevi passioni estreme e amore romantico. Non è tanto la bellezza algida e altera della Deneuve a fare la differenza, quanto il cinema di Téchiné, freddo, intellettuale, interessato al “contesto”, all’interazione tra i suoi antieroi più che alle vicende di cuore. Il colloquio decisivo tra Antoine e Cécile, in controluce, avviene sullo sfondo di uno sbarco di clandestini, disperati che tenteranno la via per l’Europa (tema già al centro di “Lontano”, anch’esso girato in digitale).
“I tempi che cambiano”, in concorso a Berlino, è popolato di anime rifugiate in un non luogo, in attesa o in disarmo. Gli uomini appaiono più disposti a un cambiamento (il marito di Cécile afferrerà l’occasione), alla confessione se non al sacrificio (la dedizione di Samy per Nadia). Tra riti stregoneschi per riconquistare l’amata, pillole e alcool per superare l’ansia, cani neri per sfuggire al mondo esterno, pochi troveranno il coraggio di voltare pagina e ritrovare se stessi.
Come già in passato, Téchiné ha realizzato un’opera corposa, corale, ricca di sfaccettature. Seppur traboccante umanità e stilisticamente pregevole (le riprese vorticose, tra camera a mano e primi/primissimi piani), è un cinema denso, cangiante e freddo come un fiume che scorre. Un affresco sontuoso che si apprezza per i singoli elementi più che per l’insieme.
Mario Mazzetti