Supersize me |
| di Morgan Spurlock |
| Sceneggiatura:
Morgan Spurlock Fotografia: Scott Ambrozy Montaggio: Stela Georgieva, Julie Lombardi Musiche: Steve Horovitz & Michael Parrish Interpreti: Morgan Spurlock, Alexandra Jamieson, Ronald McDonald Produzione: The Con Distribuzione: Fandango Usa 2004 – colore 98’ |
Come nutrirsi per un mese esclusivamente da McDonald’s, colazione pranzo e cena, per vedere se la dieta preferita dagli americani, popolo tra i più obesi della terra, sia davvero così pericolosa. Intuitivamente sembra un’idea un po’ scema, almeno per noi amanti della dieta mediterranea, eppure la discesa agli inferi del magro e atletico Spurlock costituisce un’eloquente condanna della cultura della ristorazione facile e a basso prezzo, modello di consumo esportato in tutto il mondo con conseguenze rilevanti sulla salute pubblica.
Il tenero Morgan, faccia finto ingenua, ha studiato alla scuola di Michael Moore un linguaggio documentario diretto, che strizza l’occhio allo spettatore mettendo davanti alla macchina da presa l’autore, le sue riflessioni, il suo rapportarsi ai potenti con fare provocatorio e da abile intrattenitore. Per il suo film d’esordio, Spurlock prende spunto dalla causa intentata da due affezionate clienti alla più rinomata catena di fast food: dopo i tabagisti pentiti, l’attenzione degli americani e dei loro avvocati si è spostata sul cibo, prima che una legge ispirata dalla lobby alimentare rendesse la vita difficile alle azioni di massa. Per comprendere il nesso tra alimentazione scorretta e scompensi fisici, l’autore ha deciso di votarsi per un intero mese a Big Mac e compagnia, nonostante il parere nettamente contrario della fidanzata, chef vegetariana.
Così, ecco stabilite in fretta le regole del gioco: provare tutti i cibi nel menu di MacDonald’s, non saltare mai un pasto, non rifiutare le porzioni “king size” quando richieste (ovvero quasi sempre, anche perché sono regolarmente in offerta speciale). Prima di lanciarsi nella folle impresa, Spurlock si è fatto fare un “tagliando” da un medico generico, da un gastroenterologo e da un cardiologo.
La full immersion nei cibi fritti e nelle bevande gassate dapprima diverte, per il tono stralunato e l’eccitazione che pervade l’autore, ma anche per l’umanità che frequenta i fast food, convinta di stare dalla parte giusta, in quel “way of life” imperante e vincente. Dopo qualche giorno tuttavia subentra uno stato d’ansia: il fegato si ingrossa, la sonnolenza incombe con l’apporto spropositato di grassi. A metà dell’opera le condizioni generali peggiorano, i medici sconsigliano di proseguire, la lucidità diventa intermittente.
In un montaggio serrato, con inserti e jingle da Mtv che denotano ironia e nel contempo ne tradiscono la provenienza, Spurlock approfondisce con l’ausilio di nutrizionisti e specialisti vari gli effetti sulla salute, analizza l’aggressiva campagna di marketing che induce consumi elevati; compie un viaggio nella cultura americana del “fat free” e “sugar free” (prima ci si fa del male, poi ci si fa irretire da promesse di forma smagliante). Con incursioni inquietanti nelle mense scolastiche, dove il colesterolo regna incontrastato. In un paese dove il girovita è un incubo, l’educazione fisica è ormai un optional, e quando è troppo tardi il regista ci illustra terrificanti rimedi chirurgici per asportare masse di grasso in eccesso. L’azienda, regolarmente contattata per un confronto, si è negata per tutta la durata dell’esperimento.
Questo sapido esempio di diario-inchiesta sembra uno spin off dell’enciclopedico “The corporation”, atto d’accusa su basi scientifiche del comportamento fuori etica delle multinazionali. Miglior regia al Sundance Film Festival 2004, “Supersize me” (ovvero “fammi diventare enorme”) si è guadagnato la candidatura all’Oscar per il documentario.
Mario Mazzetti