Comandante

di Oliver Stone
Sceneggiatura: Oliver Stone
Fotografia: Rodrigo Prieto, Carlos Marcovich
Montaggio: Alex Marquez, Elisa Bonora
Musiche: Alberto Iglesias
Interpreti: Fidel Castro, Oliver Stone (documentario)
Produzione: Media Produccion, Pentagramma Films, Morena Films
Distribuzione: Mikado
Usa 2003 – colore 99’

 

E’ il primo documentario di Oliver Stone, autore “scomodo” e forse per questo votato al genere (in seguito ha realizzato un ritratto di Yasser Arafat, assediato nel suo quartier generale di Ramallah, presentato a Venezia 2003). Lo dimostra scegliendo un argomento, o per meglio dire un personaggio, che proprio comodo per l’America non è: Fidel Castro. Un personaggio, il dittatore cubano, che da qualche tempo promana meno fascino di una volta anche nei confronti delle sinistre di tutto il mondo, dopo le esecuzioni sommarie ordinate ai danni di cittadini in fuga in piena guerra in Iraq. Proprio per questo, l’uscita italiana del film è slittata sull’onda delle critiche piovutegli dall’Occidente. C’è da aggiungere che Stone rivolge uno sguardo denso di ammirazione all’icona del socialismo e della resistenza all’embargo Usa, inseguendo con riverenza l’uomo che si cela dietro barba e sigaro.

Il documentario, presentato al Festival di Berlino 2003, sezione Panorama, e prima ancora al Sundance Film Festival, è composto da una serie di conversazioni mirate a dare un’idea del carattere e delle peculiarità dell’uomo-Fidel. Il film rappresenta più di quanto possiamo immaginare una sfida alla maggioranza politica e civile americana, come sottolinea lo stesso protagonista quando afferma: “E’ così brutto essere un dittatore? Gli Stati Uniti si sono comportati bene con tanti di loro”. Vi si ripercorrono 40 anni di potere castrista con l’ausilio di materiale di archivio sulla rivoluzione cubana, sull’invasione della Baia dei Porci e la crisi dei missili del 1962. Non potevano mancare rievocazioni del compagno Che Guevara (due anni fa “I diari della motocicletta”, progetto che stava a cuore a Gianni Minà e concretizzato grazie alla produzione di Robert Redford e alla regia di Walter Salles, era in piena fase di riprese), ma c’è molto anche dell’uomo Fidel e delle sue inclinazioni, dai film di Charlie Chaplin a Brigitte Bardot, con un primo piano che tradisce la preferenza per una marca di scarpe sportive.

Dallo svolgersi dell’intervista ai primi piani della videocamera, dalla folla festante in adorazione per il lider maximo alla totale assenza, al contrario, di considerazioni sui diritti civili del popolo cubano, emerge un’aura di beatificazione di Castro. Nonostante l’interesse di quello che può definirsi uno scoop, un maggiore distacco avrebbe giovato.

Mario Mazzetti


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