Speciale Berlino
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| di Mario Mazzetti |
| PRESIDENTI,
IMPERATORI E CUORI IN SUBBUGLIO Cinema europeo e africano in evidenza in un festival stimolante. L’Italia è rappresentata da Mordini, Piccioni, Munzi e dalla coproduzione “Tickets” di Olmi-Kiarostami-Loach |
Molti dei film europei più convincenti degli ultimi mesi sono stati presentati nell’edizione 2004 della Berlinale: l’Orso d’oro La sposa turca, poi incoronato miglior film europeo dell’anno, Leconte e Loach, Angelopoulos e gli ancora inediti Kahn di Feux rouges e Rohmer di Triple agent (usciranno in primavera). Per non parlare delle soprese Maria piena di grazia e El abrazo partido, oltre che del penultimo Kim Ki-duk Samaria che da noi uscirà in estate. E della prima ondata di documentari che hanno calamitato l’attenzione degli addetti ai lavori nell’anno appena trascorso. Stiamo parlando del primo festival di rilievo dell’anno per il periodo in cui si svolge, che ormai non ha nulla da invidiare a Cannes o a Venezia, e non solo per l’attenzione delle Major statunitensi, che nel decennio passato ne facevano una vetrina delle uscite invernali “da Oscar”. La Berlinale, diretta per il quarto anno da Dieter Kosslick, è il punto di incontro del cinema di tutti i continenti, anche se un occhio di riguardo non può che andare al cinema europeo.
Nel concorso troviamo diverse opere degne di menzione, almeno sulla carta, con una varietà di temi. Del film di Robert Guédiguian che ricostruisce gli ultimi giorni di François Mitterrand a partire del romanzo di Benamou, Le passeggiate del Campo di Marte, parliamo diffusamente in questo numero, così come dell’esordio di Stefano Mordini, Provincia meccanica, unico italiano in concorso. Segnaliamo il ritorno di André Téchiné, autore non sempre frequentato dai distributori italiani, stimolante anche quando è “minore”, stavolta alle prese con una coppia d’assi come Catherine Deneuve (che ha già diretto diverse volte) e Gérard Depardieu, amanti di gioventù che si ritrovano 30 anni dopo a Tangeri in Les temps qui changent. Dopo L’arca russa e Padre e figlio, il russo Aleksandr Sokurov presenta The sun, la storia dell’imperatore giapponese Hirohito che rinuncia allo status divino dopo la II Guerra Mondiale. Scommessa ambiziosa quella di David Mackenzie, uno che di passioni torbide se ne intende (Young Adam), di portare su grande schermo il bel romanzo Asylum (in italiano “Follia”) di Patrick McGrath, storia della liaison tra la moglie del primario di una clinica psichiatrica e un paziente del marito. Ne sono interpreti Natasha Richardson, Hugh Bonneville e Ian McKellen.
Il danese Anklaget di Jacob Thuesen è la storia di una famiglia sconvolta dalle accuse infamanti che la figlia rivolge al padre. Alain Corneau (Tutte le mattine del mondo) porta in concorso Les mots bleus, con un insegnante che cerca di scoprire i motivi del mutismo di una ragazza, interpreti Sergi Lopez e Sylvie Testud. Jacques Audiard torna a dirigere Emmanuelle Devos con Roman Duris in De battre mon coeur s’est arreté, ritratto di un uomo sul filo dell’illegalità.
Il cinema tedesco è rappresentato da Gespenster (Ghosts) di Christian Petzold, storia di una francese la cui figlia viene rapita a Berlino e che anni dopo pensa di ritrovare; da Sophie Scholl di Marc Rothemund, gli ultimi giorni della cofondatrice di un movimento di resistenza nella Germania nazista, giustiziata nel ’43; da One day in Europe di Hannes Stohr, commedia a episodi sullo sfondo delle semifinali della Champion League tra Mosca, Istanbul, Santiago di Compostela e Berlino.
Il film di apertura, il 10 febbraio, è Man to man di Régis Wargnier, l’autore di Indocina che ha diretto Joseph Fiennes, Kristin Scott Thomas e Iain Glenn in una vicenda ambientata nel Sud Africa del 1870, col ritrovamento di quello che è considerato “l’anello mancante”, un pigmeo spedito in Scozia dove in nome della scienza sarà sfruttato per puro egoismo. Sud Africa anche in Carmen in Khayelitsha, l’adattamento dell’opera di Bizet in una township, girato in lingua xhosa. Del massacro dei Tutsi ad opera della milizia Hutu parlano Hotel Rwanda, una coproduzione cui partecipa anche l’Italia, incentrata su un albergatore che salva migliaia di rifugiati (recensione in questo numero), e dagli Usa Sometimes in April, diretto da Raoul Peck. Attualità politica anche nella coproduzione Paradise now di Hany Abu-Assad, le ultime 48 ore di due kamikaze palestinesi. Il maestro taiwanese Tsai Ming-Liang porta al festival una ventata di scandalo tra scene di sesso esplicite e richiami al musical in Tian Bian Yi Duo Yun. Dalla Cina arriva Peacock, debutto del direttore della fotografia di Addio mia concubina Gu Changwei, la vita di provincia di una famiglia dopo la Rivoluzione Culturale fino agli anni ’80. Il Giappone presenta Kakushi Ken-Oni No Tsume di Yoji Yamada, la storia di un samurai nel 19° secolo. Gli Stati Uniti sono presenti con Thumbsucker, di Mike Mills con Lou Taylor-Pucci, Keanu Reeves e Tilda Swinton, storia di un adolescente che scivola nella tossicodipendenza, e In good company di Paul Weitz con Dennis Quaid, Scarlett Johannson e Topher Grace. Fuori concorso Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson, con Bill Murray e la sua eccentrica famiglia alla Cocteau di appassionati di fondali marini (e di squali); Will Smith e la commedia Hitch; l’esordio di Chris Terrio Heights, cinque personaggi in un giorno d’estate a New York, tra gli interpreti Glenn Close e Isabella Rossellini.
Film di chiusura sarà l’atteso Kinsey di Bill Condon, con Liam Neeson nei panni del sessuologo che fece scalpore con le sue pubblicazioni (e le sue attitudini) nell’America bigotta degli anni ’50 (recensione in questo numero). Evento speciale, il film a sei mani Tickets, diretto da maestri del calibro di Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami e Ken Loach, tutto ambientato su un treno dall’Europa dell’Est a Roma, con attori di varie nazionalità tra cui Valeria Bruni Tedeschi e Carlo Delle Piane.
Presidente della giuria sarà Roland Emmerich, per la prima volta apprezzato dalla critica con il recente The day after tomorrow.
Tra le sezioni collaterali, Panorama è la più prestigiosa, con le recenti opere di Kevin Spacey (Beyond the sea, la biografia del cantante Bobby Darin), Fruit Chan con i suoi Dumplings (che sviluppa l’episodio di Three extremes presentato a Venezia), la coppia Ducastel e Martineau che dirige Valeria Bruni Tedeschi in Crustaces et coquillages, Yesim Ustaoglu (Verso il sole) dalla Turchia con Bulutlari Beklerklen, Yes di Sally Potter e molte opere prime. L’Italia è degnamente rappresentata da Giuseppe Piccioni e il suo La vita che vorrei con Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli.
Il Forum, dedicato a nuovi talenti e sperimentazioni, presenta 39 operetra fiction e documentari, tra cui Brasileirinho di Mika Kaurismaki, Profils paysans: le quotidien di Raymond Depardon, Vers Mathilde di Claire Denis, ritratto della coreografa Monnier.
Una delle sezioni più stimolanti, anche una delle più seguite dai berlinesi che affollano i multiplex dove le opere sono proiettate nei giorni del festival, è il 28° Kinderfilmfest, ovvero i film che parlano di e all’infanzia, che negli ultimi anni ha sviluppato una propria appendice, 14plus, con opere destinate a un pubblico di adolescenti che non risparmiano temi forti. Ad esempio, l’ultimo film di Luis Mandoki Voces inocentes, che parla di bambini soldati nella guerra civile di El Salvador, oppure il vincitore di San Sebastian Turtles can fly del curdo iraniano Bahman Ghobadi (altri due film iraniani sono nel “Kinderfilmfest”). Sempre in “14plus”, ritroviamo l’intenso Saimir di Francesco Munzi applaudito a Venezia (e ancora senza distribuzione in Italia!) e l’inglese My summer of love di Pawel Pawlikowski, in uscita in primavera.
Infine, oltre alla versione restaurata de La corazzata Potemkin di Sergej Eisenstein, segnaliamo il mercato delle coproduzioni (a pochi giorni dal Cinemart, analogo mercato che si svolge a Rotterdam, con cui condivide alcuni progetti tra cui il nuovo film di David Mackenzie): 30 progetti di film in coproduzione verranno presentati alla ricerca di partner in due giornate, selezionati tra i 230 aspiranti, quest’anno con una maggiore partecipazione dell’Italia, come ha dichiarato l’organizzatrice Sonja Moerkens. Tra i progetti protagonisti di questa edizione, l’epico Mogol, the early years of Gengis Khan di Sergej Bodrov e l’italiano L’equilibrio delle anime di Ferdinando Vicentini Orgnani, prodotto da Rosanna Seregni.